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I confini dell’Artico

Tra la tundra e l’oceano, tra l’Eurasia e l’America, dove inizia l’Artico?

Cos’è l’Artico?

“L’Artico è la zona del “sole di mezzanotte!”
“No, è la zona dei ghiacci marini perenni!”
“No, l’Artico è anche dove vivono gli Inuit”
“È dove vive l’orso polare!”
“È tutto ciò che è a nord del Circolo Polare Artico!”

Alexey Seafarer | Diritti riservati | Adobe Stock

Tutte queste definizioni contengono un pezzo di verità. In realtà definire cosa è l’Artico non è semplice. Non c’è – a differenza dell’Antartide – un continente. Non è circondato da un oceano che lo contenga e delimiti. L’Artico è un insieme di acqua (il Polo Nord è in mare aperto) e di terraferma, di ghiacci marini e di ghiacciai continentali.

Sappiamo che l’asse di rotazione terrestre oggi è inclinato di circa 23˚27’ rispetto al piano dell’orbita. Possiamo suddividere la superficie terrestre in “fasce” che possono essere associate alle zone climatiche: la fascia equatoriale compresa tra i tropici, quella temperata tra i tropici e i circoli polari, e le zone polari artica e antartica rispettivamente a nord e a sud dei circoli polari.

L’immagine rappresenta la Terra con il suo asse inclinato da cui dipende una diversa distribuzione dei raggi solari. Ciò determina un differente clima per ciascuna fascia di territorio compresa tra equatore e tropici, tropici e circoli polari, e circoli polari e poli.

L’immagine rappresenta la Terra con il suo asse inclinato da cui dipende una diversa distribuzione dei raggi solari. Ciò determina un differente clima per ciascuna fascia di territorio compresa tra equatore e tropici, tropici e circoli polari, e circoli polari e poli.

Rixie | Diritti riservati | Adobe Stock

Sappiamo che a nord del circolo polare artico, almeno una volta all’anno il sole non tramonta mai (al solstizio d’estate) e almeno una volta all’anno non sorge mai (al solstizio d’inverno).

Felix Pergande | Diritti riservati | Adobe Stock

Più saliamo verso nord, più i giorni di luce totale o di notte perenne aumentano, e al Polo, se non ci fosse l’atmosfera che diffonde la luce, si passerebbe da sei mesi di luce a sei mesi di buio.

Questa definizione astronomica è molto elegante, ma ci aiuta a capire fino a dove si estende l’Artico, dal punto di vista degli ecosistemi e delle specie che vi sono ospitate?

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Non c’è un solo Artico

Incredible Arctic | Diritti riservati | Adobe Stock

L’Artico comprende una molteplicità di ambienti diversi.

La cartina riporta l’area artica in cui si evidenziano i differenti ambienti: partendo dal polo andando verso il confine a sud dell’area si trovano le aree coperte dai ghiacci, l’alto artico, il basso artico e il sub artico.

La cartina riporta l’area artica in cui si evidenziano i differenti ambienti: partendo dal polo andando verso il confine a sud dell’area si trovano le aree coperte dai ghiacci, l’alto artico, il basso artico e il sub artico.

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Nelle aree più a nord, dove le precipitazioni sono scarse e le rocce sono coperte di ghiaccio o supportano poco suolo, troviamo il deserto polare, un ambiente estremo con vegetazione scarsa o assente, un’estate molto breve e temperature… polari! In assenza di vegetazione, gli animali terrestri non trovano un habitat favorevole. Eppure anche qui la vita resiste: sul ghiaccio vivono colonie di cianobatteri e nelle rocce resistono sparse comunità di licheni. Questi ambienti sono studiati dagli astrobiologi che cercano di capire come si è formata la vita.

Licheni, Svalbard

Licheni, Svalbard

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Andando verso sud sulla terraferma, ci sono regioni di tundra, con vegetazione bassa e condizioni climatiche assai dure. 

Silene acaulis

Silene acaulis

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Proseguendo verso sud, infine, troviamo le praterie, e la taiga, la foresta boreale di conifere - coperta di neve per buona parte dell’anno - che circonda le latitudini polari e segna il passaggio alla cosiddetta regione subartica.

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In mare, le zone coperte quasi permanentemente di ghiaccio marino ospitano pesci predatori diversi rispetto alle regioni che passano lunghi periodi con la superficie libera dai ghiacci. Nell’Artico centrale, per esempio, il merluzzo polare (Boreogadus saida) domina gli alti livelli trofici della rete alimentare marina. 

Merluzzo polare

Merluzzo polare

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Ci sono differenze fra la taiga euroasiatica e quella canadese, ma tutte includono varie specie di abete, peccio, larice, pino e anche betulle, con un sottobosco di vari arbusti e con diverse specie di erica e felce.

Betulle

Betulle

Nella taiga troviamo la fauna caratteristica della foresta, incluse le grandi alci tipiche del nord, ma anche renne, cervi, caprioli, grizzly, linci, volpi e lupi… E nella taiga siberiana le poche centinaia di tigri dell’Amur (tigri siberiane), sottospecie endemica e minacciata di estinzione.

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Dove gli alberi non crescono più

Denali National Park, Alaska

Denali National Park, Alaska

Chi ha esperienza di alta montagna sa che sopra una certa quota la vegetazione d’alto fusto si dirada, lascia posto agli arbusti, poi alla prateria, e salendo oltre anche la prateria si riduce e si entra nel regno della roccia, dei muschi e dei licheni. Lo stesso schema si verifica anche progredendo verso nord, dalle regioni subartiche verso il Polo.

Schema del profilo vegetazionale dalla bassa quota verso le quote elevate, dove le vegetazioni passano rispettivamente da stadio aperto dominato dalle erbacee che via via salendo è sostituito da foreste decidue, seguite da foreste di abeti e conifere miste.

Schema del profilo vegetazionale dalla bassa quota verso le quote elevate, dove le vegetazioni passano rispettivamente da stadio aperto dominato dalle erbacee che via via salendo è sostituito da foreste decidue, seguite da foreste di abeti e conifere miste.

Betulle nane, penisola di Kola, Russia

Betulle nane, penisola di Kola, Russia

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La possibilità che crescano alberi dipende dalla temperatura media estiva, la stagione in cui le radici possono penetrare nel suolo. Nel centro della Siberia, per esempio, la temperatura media annua è inferiore a quella delle Svalbard a causa degli inverni rigidissimi, eppure le temperature estive più miti fanno sì che vi crescono alberi di conifere, del tutto assenti alle Svalbard. 

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Ci sono altri fattori che influenzano la capacità degli alberi di attecchire e sopravvivere: per esempio la durata della stagione vegetativa. Dove questa è breve, le piante hanno poche settimane per risvegliarsi, sviluppare foglie, fiori e semi, spargere i semi e tornare nuovamente in uno stato dormiente. 

Gunnar | Diritti riservati | Adobe Stock

In più, l’Artico è caratterizzato dalla presenza diffusa di permafrost, il suolo permanentemente ghiacciato tipico delle alte latitudini. Sopra il permafrost, si sviluppa uno strato - detto "attivo" - che si scongela ogni estate, generando un suolo umido e talvolta acquitrinoso.

La profondità massima di questo strato attivo determina la profondità massima a cui le radici possono arrivare. Le piante arboree non possono crescere dove lo strato attivo è troppo sottile, perché le radici non riescono a sostenere efficacemente la pianta. Anche l’abbondanza di nutrienti come azoto e fosforo è un fattore determinante.

Schema che mostra i livelli del suolo in artico, caratterizzato da uno strato più in profondità che è perennemente ghiacciato, detto permafrost, su cui si trova lo strato attivo più superficiale e di spessore minore, che invece si scongela in estate

Schema che mostra i livelli del suolo in artico, caratterizzato da uno strato più in profondità che è perennemente ghiacciato, detto permafrost, su cui si trova lo strato attivo più superficiale e di spessore minore, che invece si scongela in estate

Un mare di ghiaccio

Katharine Moore | Diritti riservati | Adobe Stock

Buona parte della regione artica è occupata dall’oceano, che a sua volta è spesso coperto di ghiaccio. L’estensione del ghiaccio marino è massima alla fine dell’inverno, in marzo

L’immagine mostra l’estensione massima dei ghiacci marini artici alla fine del mese di Marzo 2016, che va a toccare tutti i confini a nord dell’America e della Russia fino a parte della penisola Scandinava.

L’immagine mostra l’estensione massima dei ghiacci marini artici alla fine del mese di Marzo 2016, che va a toccare tutti i confini a nord dell’America e della Russia fino a parte della penisola Scandinava.

ed è minima alla fine dell’estate, in settembre.

L’immagine mostra l’estensione minima dei ghiacci marini artici nel mese di Settembre 2016, andando a toccare le coste nord della Groenlandia e gli arcipelaghi canadesi così come quelli russi che si trovano più a nord vicini al Polo.

L’immagine mostra l’estensione minima dei ghiacci marini artici nel mese di Settembre 2016, andando a toccare le coste nord della Groenlandia e gli arcipelaghi canadesi così come quelli russi che si trovano più a nord vicini al Polo.

Rixie | Diritti riservati | Adobe Stock

Il ghiaccio marino è un insieme di blocchi che si saldano e si scontrano, con bordi che si rialzano per la pressione di un blocco contro un altro… In altre zone, il ghiaccio forma un mosaico di frammenti di ogni forma e dimensione, che si muovono con le correnti…

Joshua | Diritti riservati | Adobe Stock

Il ghiaccio si forma dapprima come uno strato sottilissimo di acqua di mare congelata, che via via diventa più spesso ed esteso. Congelandosi, l’acqua di mare espelle il sale e il ghiaccio risulta dunque molto più “dolce” dell’acqua marina da cui si è formato. 

CC BY-NC 3.0 | NASA

Nel corso degli ultimi decenni, però, l’estensione media del ghiaccio marino è diminuita, e così il suo spessore. Nel 2007, e di nuovo nel 2012, il ghiaccio marino artico ha toccato due minimi storici, che presumibilmente saranno superati nei prossimi anni. Da quando è possibile misurare l’estensione della banchisa artica da dati satellitari, si è visto che tutti i quindici valori più bassi di minima estensione del ghiaccio marino artico sono stati registrati negli ultimi 15 anni.

Orso polare in estate che circola per le scogliere a caccia di nidi e uova

Orso polare in estate che circola per le scogliere a caccia di nidi e uova

Paul Souders, Danita Delimont | Diritti riservati | Adobe Stock

Questa rapida diminuzione del ghiaccio marino sta profondamente modificando tutto l’ecosistema artico, ora adattato alla presenza del ghiaccio: gli orsi polari, per esempio, in mancanza di ghiaccio marino esplorano sempre di più la terraferma, predando le colonie di uccelli. 

mikhail cheremkin | Diritti riservati | Adobe Stock

Ma tutto l’ecosistema marino viene influenzato dalla diminuzione del ghiaccio, e sta cambiando la distribuzione delle specie di organismi: specie tipiche di latitudini più meridionali si spostano verso i poli, ed è ancora poco compreso come l’intero sistema marino artico risponderà all’aumento della temperatura.

L’importanza dell’Artico per il clima della Terra

Carlo Barbante (Consiglio Nazionale delle Ricerche) spiega che l’Artico non è un vero e proprio continente, ma un conglomerato di zone climatiche simili che vanno dalla steppa, alla taiga, alla tundra.
Pone l’attenzione sull’importanza di ciò che accade in Artico, perché ciò che capita qui non rimane solo in Artico ma si propaga all’intero emisfero nord e a tutto il pianeta. L'Artico è oggi soggetto a grandi cambiamenti associati al riscaldamento globale, molto veloci e con effetti rilevanti anche alle basse latitudini.
Chiude sottolineando la necessità di mettere in atto delle azioni di adattamento nell’Artico, oltre alle strategie di riduzione delle emissioni, perché per i prossimi trent'anni dovremo comunque convivere con la realtà del riscaldamento globale.