Mediterraneo a misura d’uomo
La storia naturale del bacino del Mediterraneo è plasmata dallo sviluppo delle civiltà umane.
Una storia nella quale gli esseri umani sono stati attori primari del cambiamento degli ecosistemi e “cantori” delle risorse naturali, intrecciate qui, come in nessun altro luogo al mondo, con gli usi, i miti e le arti.
Bioclima degli ambienti mediterranei
Gli ambienti mediterranei sono caratterizzati da inverni miti ed estati calde e secche.
Mappa del clima mediterraneo nel mondo: il clima caratterizza non solo le aree del bacino Mediterraneo ma si ritrova anche in California (costa occidentale degli Stati Uniti), in Sud America (parte della costa del Cile e parte del confine tra Cile e Argentina), in Africa (Etiopia, aree vicino il Lago Vittoria e una piccola area in Sud Africa), sulle coste dell’Australia sud occidentale e infine in Asia(Pakistan e piccole aree limitrofe).
CC0 Pubblico dominioOltre agli ambienti tipici da cui traggono il nome, distribuiti tutt’intorno al Mare Nostrum tra Europa meridionale, Africa settentrionale e Asia occidentale, ci sono ambienti climaticamente simili in California, Cile, Sudafrica e Australia Sudoccidentale.
Formazione boschiva rada presso Geraldton (Australia occidentale), dove si notano in primo piano esemplari di ‘alberi erba’ (Xanthorrhoea preissii), lontano parente dei nostri asfodeli (Asphodelus), e di ‘Albero del Natale’ (Nuytsia floribunda), una lorantacea arborea semi-parassita affine al nostro vischio delle querce, in piena fioritura.
Lorenzo Cecchi | Diritti riservatiSebbene ciascuno di questi ambienti abbia la propria flora e fauna specifiche, la similitudine dei fattori climatici innesca analoghe strategie di adattamento, generando la stessa straordinaria ricchezza di forme, colori e sapori, anche se in gruppi di organismi diversi.
Ne sono un esempio le due specie di pomodoro di cui i frutti vengono cucinati e mangiati: il pomodoro selvatico australiano (Solanum orbiculatum) e il vero pomodoro (S. lycopersicum) originario del Sudamerica. Seppur distanti geograficamente, entrambe possiedono un marcato adattamento all’aridità
Il pomodoro selvatico australiano (Solanum orbiculatum) produce bacche edibili largamente usate nell'alimentazione tradizionale dei popoli aborigeni". Foto scattata nel "Cuore rosso" australiano (Australia, Territori settentrionali, presso Kings Canyon).
Gli effetti dell’azione millenaria degli esseri umani
Il rapporto degli esseri umani con gli ambienti mediterranei ha durata plurimillenaria anche in Australia, Sudafrica e California, ma solo nel Vecchio Mondo ha coinciso con la domesticazione della natura.
Vigneto sulla costa del Mediterraneo
È qui che l’introduzione dell’allevamento e dell’agricoltura ha prodotto cambiamenti sostanziali, a volte anche drammatici, sugli ecosistemi e sul paesaggio.
Nuraghe presso Torralba, Sardegna
ivan canavera | Diritti riservati | Adobe StockCon il passaggio dagli antichi “cacciatori-raccoglitori” agli insediamenti stanziali del Neolitico, favorito anche dal clima più mite presente dopo la fine dell’ultimo periodo glaciale, gli esseri umani hanno potuto disporre di risorse enormemente più ricche e stabili che nel passato.
Croazia, isole Incoronate
xbrchx | Diritti riservati | Adobe StockTuttavia, gli incendi indotti per liberare spazi al pascolo e all’agricoltura, oltre allo sfruttamento delle risorse concentrato sempre negli stessi luoghi, hanno prodotto cambiamenti spesso irreversibili nell’ambiente.
I cambiamenti maggiori riguardano la modifica degli habitat, la riduzione di alcuni ecosistemi a vantaggio di altri, l’erosione del suolo, l’introduzione di specie esotiche, la trasformazione selettiva delle flore e delle faune in relazione ai bisogni umani, e la selezione di razze e varietà domestiche.
Esempio di alterazione di habitat per attività di pastorizia
Olivi sul Monte Serra, Calci (Toscana)
Antonello Provenzale | Diritti riservatiPiante come olivo, vite, carrubo, fico, orniello, mandorlo e frumento sono importanti per i botanici quanto per la storia della specie umana.
Queste specie tipicamente mediterranee sono capaci di resistere a estati torride e secche e di produrre quantità generose di frutti e prodotti zuccherini, grassi o amilacei, che costituiscono il fondamento della dieta di esseri umani e animali.
Manna prodotta da una delle tante specie di acacie della macchia australiana o mallee (Acacia microbotrya)
Le attività umane hanno determinato importanti impatti anche sulla fauna mediterranea. Un esempio è l’introduzione della capra di Montecristo (Capra hircus).
Anticamente introdotta sull’isola di Montecristo, probabilmente a partire da individui derivanti da una fase precoce del processo di domesticazione, la capra di Montecristo mantiene molti dei caratteri di Capra aegagrus, una capra selvatica diffusa in Asia centrale, considerata da molti il progenitore della specie domestica.
Capra di Montecristo
Pecore al pascolo
buonvento | Diritti riservati | Adobe StockLe più comuni pecore sono invece tra gli animali di più antica domesticazione, avvenuta probabilmente già all’inizio del Neolitico.
Frugali, miti ed estremamente adattabili, sono seconde forse solo alle capre nella capacità di adattarsi a pascoli aridi e a una grande varietà di alimenti.
Muflone, Sardegna
maurosanna | Diritti riservati | Adobe StockAltro caso interessante è il muflone (Ovis orientalis musimon). Come dimostrano i risultati delle indagini genetiche, questo emblema della fauna sarda è in realtà il discendente di antiche popolazioni domestiche, poi inselvatichite.
I profumi del Mediterraneo
Lavanda (Lavandula stoechas)
Yasin | Diritti riservati | Adobe StockI forti profumi sono uno dei tratti più caratteristici degli ambienti mediterranei.
Tra le specie vegetali che hanno condizionato la cultura e lo sviluppo delle antiche civiltà, accanto al frumento, alla vite e all’olivo, le cosiddette piante aromatiche meritano una menzione particolare.
Elicriso (Helichrysum italicum)
Giacomo Radi | Diritti riservati | Adobe StockLe piante aromatiche sono spesso arbusti o piante rupestri legnose che, attraverso le essenze sviluppate a scopi difensivi, caratterizzano questi luoghi dal punto di vista olfattivo e sono diventate parte integrante della dieta e della cultura dei popoli mediterranei.
Elicriso (Helichrysum italicum)
nahhan | Diritti riservati | Adobe StockNe sono rappresentanti il rosmarino (Salvia rosmarinus), la salvia (Salvia officinalis), il timo (Thymus serpyllus), la lavanda (Lavandula stoechas e altre specie) e l’elicriso (Helichrysum italicum e altre specie).
Thymus serpyllus
Il rosmarino (Salvia rosmarinus) in particolare, specie tipica degli ecosistemi costieri del Mediterraneo, può arrivare persino a costituire la componente vegetale prevalente.
Sull’isola di Marettimo, nelle Egadi in Sicilia occidentale, il rosmarino si trova naturalmente nella forma prostrata, fortemente adeso alle rocce tra cui si insinuano le sue radici.
Si tratta di un adattamento che consente alla pianta di opporre la minor resistenza possibile ai venti sferzanti del Canale di Sicilia.
Gariga mediterranea
Marc | Diritti riservati | Adobe StockLa gariga è un altro ambiente tipico del Mediterraneo.
Il termine gariga definisce una landa dominata da piccoli cespugli bassi e radi, con ampie porzioni del suolo scoperte o popolate da piante erbacee.
Euphorbia spinosa sul monte Calvi di Campiglia Marittima, Toscana meridionale.
Si tratta di un ambiente che deriva dalla degradazione della macchia mediterranea, spesso a causa degli incendi o del pascolamento.
A popolare la gariga sono soprattutto piante che sopportano l’aridità, e in questi ambienti nessuna specie tende a prevalere sulle altre.
L'Oasi Lipu Gravina di Laterza e il rapporto tra ambiente ed esseri umani
Vittorio Giacoia e Manuel Marra (Oasi Lipu Gravina di Laterza) parlano della Gravina di Laterza, tutelata dal 1984 e di come la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), a seguito di una convenzione, dal 1999 gestisca e tuteli l’area insieme al comune di Laterza e alla provincia di Taranto.
Raccontano di come il rapporto tra uomo e natura nella Gravina di Laterza si sia modificato negli ultimi decenni e pongono l’attenzione sull’importanza che ha la conoscenza per la salvaguardia della biodiversità.
Le formazioni di Euphorbia spinosa sui suoli ricchi in magnesio sono uno degli aspetti più caratteristici della gariga.
Macchia bassa mediterranea con Euphorbia in primo piano
In condizioni di marcata aridità estiva, le piante perenni resistono riducendo al minimo le proprie funzioni vitali. Molte altre specie optano invece per l’accorciamento del ciclo riproduttivo, affidandosi ai soli semi per superare la stagione arida.
La viperina biancastra spagnola (Echium albicans), ad esempio, investe la maggior parte della sua forza vitale in un'abbondante, quanto effimera, fioritura tardo-primaverile.
Viperina biancastra spagnola (Echium albicans) sui depositi gessosi di Puertos de los Blancares, in Andalusia (Spagna meridionale)
L’euforbia arborea (Euphorbia dendroides) si spoglia del fogliame durante l’estate per ridurre la traspirazione, e rinverdisce nelle stagioni autunnale e invernale.
Costa sarda
Felix | Diritti riservati | Adobe StockL’arganetta gialla (Alkanna lutea) è una pianta terofita endemica di Sardegna, Corsica e Isola di Montecristo, con un ciclo annuale che la rende unica nel suo genere. Dopo una rapida e abbondante fioritura, rilascia decine di nucule (porzioni secche del frutto con un solo seme ciascuna) sulle sabbie granitiche e poi muore, affidando interamente ai semi la sopravvivenza della specie in estate.
Arganetta gialla (Alkanna lutea), isola di Montecristo.
L’aglio minuscolo (Allium chamaemoly) riassume in sé diversi adattamenti all'aridità.
Le dimensioni estremamente ridotte e l’assenza del fusto consentono alla pianta di concentrare al massimo le proprie risorse, dedicate per la maggior parte allo sviluppo degli organi riproduttivi. L’aglio minuscolo supera la stagione estiva sotto forma di bulbo sotterraneo, ed è per questo definito una geofita bulbosa.
L'Aglio minuscolo (Allium chamaemoly) è una singolare specie di aglio pressoché priva di scapo, che concentra la massima parte delle sue energie in una effimera ma florida fioritura a livello del suolo. Foto scattata a Massa Marittima in località Valpiana (Toscana meridionale)
Gli adattamenti delle piante all’aridità e all’insolazione riguardano anche lo sviluppo di speciali strutture specializzate sulle foglie, come peli e tricomi per riflettere la luce, e strati cerosi e spine per ridurre le perdite di acqua.
La perdita della biodiversità negli ambienti mediterranei
Anchusa crispa subsp. maritima. Specie classificata (IUCN) come “endangered” in Italia
Gallieno Corona | CC BY-NC-ND 4.0 | Acta PlantarumLa perdita di biodiversità è una delle grandi questioni ambientali che devono essere affrontate urgentemente. Dalla biodiversità derivano infatti importanti benefici per tutte le società umane.
Un esempio importante riguarda il mantenimento delle conoscenze etnobotaniche, che da millenni costituiscono un patrimonio immateriale dei popoli.
Con la sottoscrizione del Protocollo di Nagoya, a partire dal 2011 la comunità internazionale ha evidenziato lo stretto legame tra il patrimonio naturale e quello culturale. L’utilizzo delle risorse naturali non può e non deve essere slegato dalla compartecipazione dei popoli indigeni che le conoscono da millenni e che hanno finora custodito e tramandato questa conoscenza.
Salvia a foglie incise (Salvia cerathophylloides)
Spesso la sopravvivenza di specie rare è legata ad ambienti residuali, cioè a piccoli frammenti di ecosistemi un tempo assai più diffusi.
Uno dei casi più emblematici è rappresentato dalla salvia a foglie incise (Salvia cerathophylloides), una singolare specie endemica dell’Aspromonte che è stata considerata estinta per quasi un secolo.
Piccolissimi nuclei di questa specie sono stati riscoperti nel 2004 in alcune località poco accessibili nei dintorni di Reggio Calabria. Da allora, l’Orto Botanico “Pietro Castelli” di Messina la coltiva al fine di assicurarne la conservazione.
Muri a secco, Puglia
Vivida Photo PC | Diritti riservati | Adobe StockI più profondi cambiamenti prodotti dagli esseri umani nel paesaggio mediterraneo derivano soprattutto dalle attività legate all’agricoltura e alla pastorizia.
La tutela della biodiversità negli ambienti semiaridi può basarsi su soluzioni tradizionali. Ne sono esempio l’adozione e la conservazione dei muri a secco, che rappresentano sia importanti elementi paesaggistici e culturali, sia utili “contenitori” di biodiversità.
I muretti a secco, nati con lo scopo di delimitare le proprietà o creare terrazzamenti coltivabili, si possono ancora scorgere a modellare pendii e tracciare geometrie, anche in aree ormai abbandonate.
Oltre a costituire l’habitat di numerose piante, i sassi sovrapposti tra loro senza l’uso di leganti offrono un importante e complesso rifugio per molti animali, come artropodi e rettili.
Due esemplari di Geco di Kotschy (Mediodactylus kotschyi) nelle fessure di un vecchio edificio in muratura presso Martinafranca (Murge tarantine, Puglia)
Ramarro occidentale (Lacerta bilineata) su un muretto a secco nella Val di Rose, sopra Civitella Alfedena (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Lorenzo Cecchi | Diritti riservatiMolte specie selvatiche trovano nei muretti a secco e nei ruderi di vecchi edifici un surrogato, spesso il solo disponibile, ai rifugi naturali, rendendo questi prodotti dell’attività umana dei validi aiuti al mantenimento della biodiversità.
Il degrado dei muri a secco, dovuto all’abbandono delle attività tradizionali, mette quindi a rischio anche la biodiversità.
Lacerta bilineata
Conservare e rivalutare l’adozione dei muri a secco rappresenta uno splendido esempio di strategia sostenibile per coniugare la tutela del paesaggio e dei valori culturali dei territori agli obiettivi di conservazione della biodiversità.
Conservare la biodiversità è possibile
Gravina di Laterza
Henri | Diritti riservati | Adobe StockSe gli ambienti mediterranei sono noti per la grande diversità di forme di vita, questa stessa diversità risulta ulteriormente amplificata dalla forte verticalità presente in alcuni ambienti.
Come per gli ambienti montani, la dimensione verticale contribuisce ad accrescere notevolmente la diversità di condizioni ambientali ed ecosistemi di una stessa area.
Gravina di Laterza
Silvia Giamberini | Diritti riservatiLa varietà di habitat della gravina di Laterza ne è un esempio. La gravina è costituita da un profondo crepaccio, molto simile a un canyon, generato dall’erosione delle rocce calcaree.
Osservando il panorama dal margine della gravina di Laterza, si è colpiti dall’affascinante alternarsi di colori e paesaggi.
Gravina di Laterza, dettaglio della rupe
Silvia Giamberini | Diritti riservatiDalle coltivazioni e dalla gariga presenti alla sommità, correndo con lo sguardo lungo i profili della rupe, si scende fino ad attraversare gli strati di vegetazione e a raggiungere il fondo della gravina.
In questo percorso si susseguono ambienti con caratteristiche molto diverse, popolati da altrettanto diverse comunità vegetali e animali.
Bordo della Gravina di Laterza
La conservazione della biodiversità e la presenza umana possono convivere.
A dimostrarlo è quella stessa storia millenaria nella quale la sostenibilità delle attività umane ha consentito di trarre risorse e modificare significativamente questi ambienti, senza distruggere gli equilibri e i processi che li caratterizzano.
Oliveto con papaveri in primo piano, Laterza
La tipica vegetazione a mosaico degli ambienti semiaridi mediterranei è un classico esempio dell'azione congiunta dei processi naturali e delle attività umane.
Tuttavia, le interruzioni della macchia risultano oggi essere più frequenti e stabili rispetto alle aree con macchia matura ed evoluta.
Questa trasformazione, che da un lato rappresenta un problema per le specie legate al bosco, dall’altro offre un vantaggio a quelle che amano il sole.
Stregona dentelleata (Saga pedo).
Nicola Destefano | Diritti riservatiÈ il caso di animali come rettili e insetti che durante il giorno alternano la propria attività tra l’ombra, il rifugio di un cespuglio e il caldo sole delle aree prative.
Luscengola (Chalcides chalcides)
Gli ambienti semiaridi mediterranei rappresentano dunque uno splendido esempio di come lo sviluppo e la prosperità delle civiltà umane derivino innanzitutto dall’attenzione e dalla cura che poniamo nel nostro rapporto con l’ambiente naturale.
Uno sguardo dal cielo: osservare gli ecosistemi con i satelliti
Rocco Labadessa, Saverio Vicario e Cristina Tarantino (Consiglio Nazionale delle Ricerche) parlano del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, un’area protetta istituita nel 2004 per la conservazione degli ambienti legati al sistema agro-pastorale.
Raccontano che è un territorio ricco di biodiversità, vocato alla conservazione degli ambienti aperti legati alla storia di allevamento e pastorizia, e cruciale per la conservazione delle specie che vi abitano.
Parlano di telerilevamento e di come il gruppo di osservazione dell’Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del CNR, con sede di lavoro a Bari, si occupi da anni di elaborare i dati e di estrarre informazioni dall’analisi delle immagini telerilevate da satellite.