Legno tenace e foglie indigeste
quando il gioco si fa duro
Ci vuole molta tenacia per sopravvivere dove l’acqua scarseggia. Ancora di più se l’acqua, da troppo poca, talvolta diventa troppa.
È questo il caso delle aree semiaride del nostro Pianeta, che includono gran parte delle coste mediterranee. In questi ambienti la poca pioggia spesso cade in modo intermittente, a volte intenso, solamente per pochi giorni all’anno concentrati in una o al massimo due stagioni. Per il resto del tempo, bisogna arrangiarsi.
Lentisco e alaterno
Alla siccità si può rispondere sostanzialmente con due strategie: tollerandola oppure evitandola. Le piante perenni, ad esempio, hanno sviluppato specifiche strategie di adattamento per sopravvivere al sole e alla siccità immagazzinando l’acqua. Il duplice obiettivo è non disperderla e “non farsela rubare” dagli altri organismi. Tra legno tenace e foglie indigeste, la parola d’ordine, in questi ambienti, è sopravvivere.
La vegetazione delle gravine pugliesi
Francesca Carruggio (Università degli Studi di Bari "Aldo Moro") parla della vegetazione delle gravine pugliesi, che ospitano una ricca biodiversità.
Mette in evidenza le cause che minacciano la biodiversità e le strategie di conservazione messe in atto in questi anni.
Racconta che dal 2005 è stato istituito il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine, e che in territori difficili e molto antropizzati come questo è fondamentale realizzare programmi mirati di conservazione in situ.
Sopravvivere trasformandosi
Leccio
Coriaceo” è sinonimo di duro, insensibile, ma quando questo aggettivo è riferito alle piante descrive la loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme.
Corbezzolo
Nicola Destefano | Diritti riservatiLe sclerofille ad esempio, piante legnose con foglie coriacee, sono coperte da spessi strati di resina o cera, che limitano la traspirazione e le rendono poco appetibili. Così facendo, impediscono agli erbivori di“rubare” loro l’acqua conservata nelle foglie.
Lentisco (Pistacia lentiscus)
Giacomo Radi | Diritti riservatiUn esempio è costituito dal lentisco (Pistacia lentiscus), diffuso in tutta l’area mediterranea, sia nella macchia più fitta che nelle radure, soprattutto nei pressi delle aree costiere. La consistenza cuoiosa delle sue foglie le rende assai indigeste.
Sughera
Giacomo Radi | Diritti riservatiUn caso particolare e più estremo è la quercia da sughero (Quercus suber). Come forma di difesa si è infatti rivestita di una corteccia coriacea, isolante termicamente e resistente al fuoco.
Euphorbia dendroides in inverno
Chi ha in mente il foliage autunnale e la fioritura primaverile delle aree a clima temperato si stupirà nel vedere arbusti verdi in inverno diventare spogli in estate.
Euphorbia dendroides in estate
Queste piante, come Euphorbia dendroides, diventano dormienti in estate, perché la fotosintesi che apre gli stomi farebbe evaporare troppa acqua.
Per molte specie degli ambienti semiaridi, l’imperativo è “trovare l’ombra”. I fitti alberi e i bassi arbusti della macchia mediterranea, oscurando il suolo dai raggi del sole, creano un rifugio ombreggiato, umido e fresco anche per altre specie.
Sopravvivere chiudendo gli stomi
schema di assorbimento della CO2
A mali estremi, estremi rimedi. Alcune piante succulente hanno adottato un diverso schema di fotosintesi. L’anidride carbonica (CO2), anziché di giorno, viene assorbita durante la notte, immagazzinata sotto forma di acido maleico, e poi ritrasformata in CO2 e utilizzata per la fotosintesi durante il giorno. Questa trasformazione richiede un dispendio supplementare di energia, che serve per la reazione chimica di conversione della CO2. Tuttavia, il costo di questa soluzione è ben ripagato, poiché non aprire gli stomi durante il giorno permette a queste piante di ridurre efficacemente le perdite di acqua.
Crassula di Tilli (Crassula tillaea).
Questo particolare meccanismo fotosintetico è detto fotosintesi CAM, dall'inglese Crassulacean Acid Metabolism. Si comportano in questo modo tutte le piante della famiglia delle Crassulaceae, di cui 170 specie si trovano nel bacino del Mediterraneo, come il Semprevivo maggiore (Sempervivum tectorum), la Crassula di Tilli (Crassula tillaea) e la Borracina spinosa (Phedimus stellatus).
Semprevivo maggiore (Sempervivum tectorum)
Porcellana (Portulaca oleracea)
Un altro esempio è dato dalla Porcellana (Portulaca oleracea), specie pressoché cosmopolita che, all'occorrenza, può scegliere anch’essa di svolgere la fotosintesi CAM.
Difendersi dagli erbivori con spine e sostanze chimiche
Ginepro
Nicola Destefano | Diritti riservatiPer non farsi sottrarre acqua, alcune specie vegetali sono diventate poco appetibili per gli erbivori, producendo spine e sostanze chimiche indigeste che tengono lontani i cosiddetti brucatori.
È il caso di diverse specie del genere euforbia (Euphorbia sp.), inappetibili per la maggior parte degli erbivori a causa della forte tossicità del proprio lattice. Queste piante sono però nutrimento per il bruco della Sfinge dell’Euforbia (Hyles euphorbiae), che riesce a digerirne le foglie grazie alla simbiosi con una speciale flora batterica.
A volte le tossine prodotte a scopo difensivo sono profumate: ecco perché la macchia mediterranea è così ricca di piante aromatiche!
Sfinge dell’Euforbia (Hyles euphorbiae)
Le spine, altra importante strategia di difesa dagli erbivori, proteggono le piante anche dalla luce del sole e dal vento.
Asparagus horridus
Sopravvivere usando l’acqua del suolo
Pineta, apparati radicali in superficie
WALTER MAPELLI | Diritti riservati | Adobe StockAlcune piante, specialmente nelle aree più desertiche, riescono a catturare velocemente l’acqua in occasione delle rare precipitazioni. Per farlo, utilizzano una fitta rete superficiale di radici che intercetta la maggior parte dell’acqua che si infiltra nel suolo.
Altre piante invece cercano l’acqua in profondità, con radici lunghe anche fino a un metro e mezzo.
Aristolochia di Clusio (Aristolochia clusii)
Jeroen Willemsen | CC BY-NC-SA 4.0 | SaxifragaAltre specie ancora, come le piante del genere Aristolochia, hanno trasformato le loro radici in tuberi, che fungono da vere e proprie riserve d’acqua. Nell’area mediterranea ne sono un esempio l’Astilorichia del Tirreno (Aristolochia tyrrhena) e l’Astilorichia di Clusius (Aristolochia clusii), considerate entrambe specie a rischio.
Sopravvivere modulando la stagione di germinazione
Anastatica hierochuntica detta Rosa di Gerico
Avalepsap | Diritti riservati | Adobe StockNelle aree più aride, ad esempio sulle dune sabbiose, alcune piante disperdono semi molto resistenti che possono restare dormienti per anni.
Altre specie rilasciano i loro semi solo quando sono bagnate dalla pioggia, come nel caso della Rosa di Gerico (Anastatica hierochuntica).
Sfruttando le condizioni favorevoli, i semi germinano tutti insieme e in breve tempo, assicurando così la sopravvivenza della specie.
Coloquintide (Citrullus colocynthis)
DEEP | Diritti riservati | Adobe StockIl coloquintide (Citrullus colocynthis) è un altro esempio di questa strategia. I suoi frutti coriacei necessitano della pioggia per ammorbidirsi e rilasciare i semi, che sono così pronti a germinare e attecchire.
Paese che vai, adattamento che trovi
Lecceta del bosco della Mesola
Silvia Giamberini | Diritti riservatiIn luoghi distanti, persino in continenti diversi, le piante hanno risposto al problema dell’aridità con adattamenti simili.
Nel Sud-ovest australiano, ad esempio, i boschi di Banksia occupano il posto delle nostre leccete, mentre le aree più aperte sono occupate da una flora arbustiva ricca di sclerofille e piante spinose analoghe a quelle della flora mediterranea, anche se si sono evolute in seno a famiglie completamente diverse.
Fioriture di Banksia attenuata (Proteaceae) lungo la Lancelin Road.
Nel Mediterraneo la funzione ecologica delle sclerofille viene assolta da formazioni ricche di specie sempreverdi, come quelle a olivastro (Olea europea var. sylvestris) e a carrubo (Ceratonia siliqua).
Carrubo (Ceratonia siliqua)
Sughere, Toscana
Giacomo Radi | Diritti riservatiAltro esempio è quello dei boschi a sughera (Quercus suber) o dai boschi di leccio (Quercus ilex), molto diffusi e spesso ricchi in altre specie di querce semi-decidue (Quercus dalechampii, Q. virgiliana, Q. suber) o altre latifoglie sempreverdi come l’alloro (Laurus nobilis).
Sughera (Quercus suber)
Non ti ho mai visto, eppur ci somigliamo
Capita, in terre separate dai mari o addirittura in continenti diversi, di trovare specie animali e vegetali simili tra loro. Può trattarsi di individui che, pur abitando luoghi lontani, appartengono alla stessa specie.
Diverso invece è il caso della somiglianza tra organismi generata da processi di evoluzione convergente. Specie diverse e distanti tra loro possono evolvere in forme simili perché rispondono a una determinata situazione ambientale, adottando le stesse soluzioni.
Il leccio (Quercus ilex) è una delle piante più adattabili e tenaci della flora mediterranea e costituisce i boschi di sclerofille più diffusi in Italia.
Il leccio è una pianta molto longeva che può raggiungere anche i 1000 anni di età. In Italia sono presenti diversi esemplari monumentali di questa pianta, come l’Ilice di Carrinu nel comune di Zafferana, sulle pendici dell’Etna.
Ilice di Carrinu (Quercus ilex), Zafferana, Sicilia. Questo albero ha almeno 800 anni.
Leccio (Quercus ilex)
Il leccio ha foglie coriacee che hanno una vita media di due o tre anni, e produce ghiande appetibili per gli animali selvatici.
Questo albero domina le formazioni vegetali mediterranee più tipiche ed evolute, ed era considerata una delle principali essenze arboree del lucus, cioè il bosco sacro degli antichi romani. La parola latina lucus (lucem, lux, luce) indica una radura nel bosco raggiunta dalla luce del sole. Non è un caso infatti che il leccio prediliga una buona esposizione alla luce diretta del sole per crescere.
Le leccete non sono limitate soltanto all’ambiente mediterraneo. Questa pianta, in grado di adattarsi a diverse condizioni ambientali, nella penisola italiana è presente dagli ambienti costieri fino a 1000 metri di altitudine, occupando territori collinari interni, sia peninsulari che insulari e, marginalmente, anche le aree prealpine.
Lecceta
Nonostante la sua plasticità, il leccio non ha vita facile. Gli antichi boschi di leccio, tipici dei paesaggi mediterranei, sono stati abbattuti nei secoli scorsi per far posto a pascoli e coltivi, oppure sono stati sostituiti dalla macchia. Ad oggi la sua distribuzione negli ambienti costieri risulta molto frammentata, spesso con carattere relittuale. Molte leccete sono oggi protette ai sensi della Direttiva Habitat, e la gestione attenta e sostenibile delle attività di selvicoltura rappresenta uno strumento fondamentale per garantire lo sviluppo e la tutela di questi boschi.
Le leccete, antiche foreste del Mediterraneo
Elisa Carrari (Università degli Studi di Firenze) parla di leccete, i boschi popolati dalla quercia sempreverde più diffusa in ambiente mediterraneo, e della fauna che le abita. Pone l’attenzione sull’importanza di mantenere alta l’attenzione sugli effetti dei cambiamenti climatici anche su questo tipo di vegetazione. Insieme a un carico eccessivo di erbivori, il cambiamento climatico mette infatti a rischio la conservazione di questo tipo di bosco mediterraneo.