Acqua che viene acqua che va
La presenza dell’acqua è essenziale per ogni forma di vita sul nostro pianeta.
Le forti oscillazioni stagionali della disponibilità di acqua negli ambienti aridi e semiaridi plasmano comunità di organismi in bilico tra due estremi, tra momenti in cui c’è troppa acqua e altri in cui è troppo poca.
Alveo asciutto nell'area semi-desertica del Karoo (Sudafrica)
Il letto asciutto di un fiume stagionale che attraversa il deserto sul lato israeliano del Mar Morto
Pozze effimere, piccoli stagni temporanei, uadi e fiumare offrono numerosi esempi concreti degli adattamenti alle variazioni nella disponibilità di acqua negli ambienti aridi e semi-aridi.
Acqua e verticalità: protagoniste e artefici della diversità nelle gravine
Questo breve video racconta la genesi delle gravine e gli adattamenti della vita a questi ecosistemi complessi e caratterizzati da risorse scarse.
Acque effimere
Tracce del fugace passaggio dell’acqua nel letto fangoso dei Kaluts, solchi segnati dall’azione incessante del vento del Dasht-e-Lut, una delle regioni desertiche più aride ed estreme del pianeta (Regione di Kerman, Iran sud-orientale).
Lorenzo Cecchi | Diritti riservatiGli habitat semiaridi sono caratterizzati da importanti variazioni stagionali nella presenza di acqua.
In inverno, poche ore di pioggia torrenziale possono generare corsi d’acqua tumultuosi o acquitrini sconfinati. Gli stessi luoghi, appena pochi mesi dopo, possono trasformarsi in alvei riarsi o mosaici di piccole pozze residue, scaldate dal sole estivo.
Mappa di distribuzione del clima semi arido freddo e semi arido caldo: il primo lo ritroviamo in particolare nelle aree interne occidentali dell’America del Nord e parte del centro America, nel Bacino Mediterraneo, e in gran parte dell’Asia centrale; il secondo ha distribuzione più ridotta e si ritrova maggiormente nell’area subsahariana, parte dell’Africa del Sud e dell’Australia nord orientale.
CC0 Pubblico dominioNelle fasce subtropicali di tutto il pianeta, i fiumi sono spesso sostituiti da torrenti effimeri che sono chiamati, a seconda del luogo in cui si trovano, uadi oppure fiumare.
Fiumara Amendolea (Calabria) in inverno
fulviodegregorio | Diritti riservati | Adobe StockNella regione Mediterranea, ad esempio, molti corpi idrici sono interessati da piene violente e impetuose nella stagione delle piogge.
Fiumara Amendolea (Calabria) in estate
Pavel Rezac | Diritti riservati | Adobe StockDurante la stagione arida hanno invece prolungate fasi di magra, che possono portare al prosciugamento totale dell’alveo fluviale.
Fiumara Amendolea, Calabria
Giuma | Diritti riservati | Adobe StockIl trasporto di materiali da parte della corrente nei periodi di piena implica un alveo fluviale che va via via ampliandosi verso il suo basso corso, originando quelle che vengono definite fiumare, corsi d’acqua a struttura tipicamente terrazzata.
In questi ambienti, al posto di laghi o grandi stagni permanenti si ritrovano solo acquitrini, pozze e pratelli umidi temporanei: luoghi che passano dal brulicare della vita al silenzio spettrale della sua apparente assenza durante la stagione secca.
Un cespuglieto spinoso di Cornulaca monacantha è l’unica traccia di vita che testimonia la presenza occasionale di acqua nell’alveo di uno uadi a margine del deserto di Lut (Regione di Kerman, Iran).
Una vita a fasi alterne
Le acque stagnanti effimere e i corsi d’acqua intermittenti offrono straordinari esempi di adattamento degli organismi che li abitano.
La strategia di sopravvivenza si riassume in due comportamenti alternati nel tempo: amplificare al massimo le proprie attività vitali nella stagione umida e ridurle al minimo durante quella secca.
Pelobate siriaco (estivazione)
La caduta di pochissime gocce di pioggia, persino il rovesciamento di un solo bicchiere d’acqua, come in questo caso, è in grado nell’arco di poche ore di mettere in luce un’insospettabile ricchezza di forme di vita dormienti nella sabbia (deserto di Lut, Iran).
Lorenzo Cecchi | Diritti riservatiIn molte regioni aride il suolo è coperto da una crosta batterica, composta principalmente da cianobatteri. Questi organismi sono dormienti durante i lunghi periodi senza precipitazioni, ma restano pronti ad attivare il loro metabolismo non appena cade qualche goccia d’acqua. La crosta batterica è essenziale anche per sostenere la presenza di arbusti.
La crosta batterica, leggermente meno permeabile rispetto al suolo nudo, convoglia parte della scarsa acqua piovana verso gli arbusti, anziché lasciarla infiltrare direttamente dove cade. Gli arbusti spezzano la crosta con la loro presenza e raccolgono l’acqua in arrivo, favorendone l’infiltrazione verso le radici. In questo sistema complesso, crosta e arbusti agiscono come "ingegneri dell’ecosistema” e contribuiscono a creare un ambiente adatto alla presenza di molte altre specie vegetali e animali.
Ecologia dei corsi d’acqua intermittenti
Fiumara Amendolea, Calabria
Pavel Rezac | Diritti riservatiNella stagione asciutta, il letto dei corsi d’acqua di molte regioni aride si trova quasi completamente emerso e assume un aspetto particolare. Le sabbie, i ciottoli e le ghiaie del fiume si trovano a cielo aperto, solcate talvolta da pochi esili rigagnoli d’acqua.
La vegetazione che occupa questo tipo di ambiente deve adattarsi tanto ai prolungati periodi siccitosi, quanto alle piene devastanti della stagione piovosa.
Nerium oleander
nahhan | Diritti riservati | Adobe StockTra le piante più tipiche c’è l’oleandro (Nerium oleander), che con le sue fioriture colorate conferisce all’ambiente un aspetto del tutto particolare.
Fioritura estiva di oleandro (Nerium oleander) nel letto del Rio Cannas, nel Cagliaritano.
Tamarix sp
Nicola Destefano | Diritti riservatiAssociati all’oleandro possono trovarsi le tamerici (Tamarix sp.) oppure, più localmente, l’agnocasto (Vitex agnus-castus), una specie ad areale mediterraneo in senso stretto.
Agnocasto (Vitex agnus-castus)
Queste formazioni cespugliose, considerate habitat di elevato interesse conservazionistico ai sensi della Direttiva Habitat, risultano particolarmente sensibili agli impatti del pascolo e degli incendi, che possono causarne la distruzione diretta o favorire l’ingresso di specie esotiche, come ad esempio il ricino (Ricinus communis), l’indaco bastardo (Amorpha fruticosa) o il tabacco glauco (Nicotiana glauca).
Nicotiana glauca
Man mano che dai terrazzi più esterni ci si sposta verso il centro del corso d’acqua, la vegetazione cambia, passando progressivamente a formazioni di taglia inferiore, come quelle dei terrazzi meno elevati e più soggetti alle piene.
Transetto della vegetazione di una fiumara calabrese, tratto da Brullo et al. 2001, La vegetazione dell’Aspromonte. Laruffa Editori.
Helichrysum italicum
Derek Hall | Diritti riservati | Minden PicturesSi tratta di piccoli cespuglieti a dominanza di elicriso (Helichrysum italicum), a cui si possono associare localmente specie come l’artemisia variabile (Artemisia campestris variabilis) e l’inula vischiosa (Dittrichia viscosa), fino ad arrivare a comunità pioniere erbacee, costituite in genere da specie annuali.
Dittrichia viscosa
Palmeto di palme di Teofrasto (Phoenix teophrasti) sulla spiaggia di Preveli, isola di Creta
Lorenzo Cecchi | Diritti riservatiAccanto alle sorgenti semi-permanenti o presso i torrenti con acqua più abbondante, possono formarsi comunità vegetali più stabili. Lo spettacolare palmeto di palma di Teofrasto (Phoenix theophrasti) prossimo alla spiaggia di Preveli (isola di Creta) è una delle pochissime stazioni conosciute di questa rara specie che, insieme alla Palma nana (Chamaerops humilis), rappresentano le uniche palme autoctone del continente europeo.
L'unica altra palma autoctona in Europa è la palma nana mediterranea (Chamaerops humilis)
Nonostante le oscillazioni stagionali della portata del torrente Kissano Faraggi, attorno al quale si assiepano questi maestosi individui, la copiosa produzione di piccoli datteri e l’ombreggiamento delle fronde assicurano che un certo numero di semi possa germinare, dando vita alla nuova generazione di palme.
Semi di palma di Teofrasto (Phoenix teophrasti) presso la spiaggia di Preveli (isola di Creta).
Se manca l’acqua mi arrangio comunque
Geco, ambiente semiarido
Negli ambienti aridi e caldi regnano sovrani i rettili. Tutti conosciamo le immagini dei serpenti a sonagli nei deserti americani oppure le lucertole che si crogiolano al sole.
Geco di Kotschy
Le zone aride mediterranee come la Gravina di Laterza non fanno eccezione. Il geco di Kotschy (Cyrtopodion kotschyi), che vive vicino alle rocce, e il colubro leopardino (Zamenis situla) che possiamo trovare sul fondo della gravina, ben rappresentano questo ambiente straordinario.
Colubro leopardino
Girini della raganella Litoria maini in una pozza temporanea tra le rocce delle Kata Tjuta, nell’outback australiano.
Lorenzo Cecchi | Diritti riservatiOltre ai rettili, nelle zone aride troviamo anche alcuni anfibi. La loro presenza può suonare strana in ecosistemi aridi, poiché gli anfibi necessitano di ambienti acquatici per la deposizione delle uova e per lo sviluppo delle larve.
Alcune specie riescono tuttavia a prosperare anche nelle zone aride sfruttando la presenza di raccolte d’acqua temporanee, con periodi di minima o di secca che nell’area mediterranea coincidono con la tarda primavera-estate.
Il carattere temporaneo dei corpi idrici può inoltre ridurre il numero di predatori, escludendo quelli che, ad esempio come i pesci, hanno bisogno di acqua permanente.
Maggiore temperatura e insolazione, tipiche di acque non profonde, possono poi accelerare i tempi di sviluppo di uova e larve e favorire la disponibilità di cibo.
In alcuni anni però, il periodo di allagamento può non essere sufficiente a consentire alle larve di raggiungere la metamorfosi e svincolarsi dall’acqua.
Quello tra rischi e vantaggi, dunque, è un difficile equilibrio, che qualsiasi alterazione per mano umana (come la captazione delle acque) può spezzare minacciando la sopravvivenza di queste specie.
Bombina variegata pachypus
Nicola Destefano | Diritti riservatiL’ululone appenninico (Bombina variegata pachypus), specie a rischio, predilige frequentare raccolte d’acqua temporanee poco profonde. Questo anfibio può riprodursi nelle pozze che si formano ai margini dei corsi d’acqua che restano isolate, o addirittura nei solchi che si creano nei sentieri e nelle strade sterrate.
Campagna abbandonata, Laterza, Puglia
emily_m_wilson | Diritti riservati | Adobe StockL’abbandono delle attività agro-pastorali tradizionali e la gestione dei corpi d’acqua ad esse legate (dagli abbeveratoi ai campi allagati e ai fossi secondari) è una delle numerose cause del rapido declino di questo anfibio.
Pulci di poca acqua
Cladocera
Andrei Savitsky | CC BY 4.0 | Wikimedia CommonsNelle aree aride non sono presenti solo animali di grandi dimensioni, ma anche un mondo di piccoli esseri che riescono a vivere, nella poca acqua disponibile. Alcuni Crostacei, per esempio i Cladoceri, i Notostraci e gli Anostraci, abitanti di pozze temporanee o di stagni, in caso di condizioni ambientali sfavorevoli possono mettere in pratica comportamenti sorprendenti.
Anostraci (Chirocephalus diaphanus)
In condizioni normali le femmine si riproducono per partenogenesi, producendo uova da cui nascono solo altre femmine. All’avvicinarsi di un periodo critico, caratterizzato da siccità oppure da scarsità di risorse, dalle stesse uova nascono anche maschi, che provvedono alla fecondazione delle uova.
Queste uova particolari sono racchiuse in una struttura ispessita e robusta che può resistere al disseccamento.
Notostraci (Triops cancriformis)
Nicola Destefano | Diritti riservatiLe uova potranno resistere per mesi o anni, e schiudersi in poche ore nel momento in cui torneranno le condizioni propizie alla vita.
Rotifero
Dr. N. Lange | Diritti riservati | Adobe StockAltri piccoli invertebrati, come i Rotiferi, i Nematodi e i Tardigradi, hanno colonizzato svariati ambienti, da quelli marini e d’acqua dolce a quelli terrestri, e conducono vita attiva solo quando sono immersi in almeno un velo d’acqua.
Tardigradi
Jan van Arkel | Diritti riservati | Minden PicturesI Tardigradi sono un Phylum con strategie riproduttive peculiari, dalla fecondazione incrociata, all’autofecondazione o alla partenogenesi.
Queste ultime due permettono loro di colonizzare nuovi ambienti per dispersione passiva, soprattutto attraverso il vento.
Queste specie animali sono inoltre capaci di diventare dormienti in risposta alle variazioni ambientali, formando cisti, oppure producendo uova con schiusa molto ritardata.
Diga in Colorado
Le modifiche ambientali sul regime idrico indotte direttamente o indirettamente dagli esseri umani possono avere un impatto negativo sulla biodiversità degli ambienti aridi.
Passaggio per pesci in un diga svedese
Anche se queste modifiche sono spesso necessarie per garantire la nostra sopravvivenza, è essenziale tenere conto delle conseguenze ecologiche delle nostre azioni e individuare strategie di intervento e di gestione che abbiano il minor impatto possibile sugli ecosistemi naturali.
Passaggio per pesci e altre specie acquatiche in Spagna