La vita sulla sabbia
La sabbia è stata spesso considerata un materiale abbondante, economico, facile da reperire. Una materia prima povera, utile per affondarvi l’ombrellone nelle ore più assolate delle vacanze in spiaggia o per la produzione di cemento armato.
Ambienti dunali, Lido di Volano
Antonello Provenzale | Diritti riservatiNella sua innata modestia e bellezza, la sabbia rappresenta un elemento chiave degli ambienti marino-costieri, all’interno dei quali fornisce il substrato ideale per ospitare una ricchezza di specie vegetali e animali utili e preziose.
Parliamo degli ecosistemi dunali che vestono le coste italiane e delle praterie di Posidonia del Mediterraneo.
Gli ecosistemi dunali
Dune bianche, Porto Pino, Sardegna
Mara | Diritti riservati | Adobe StockGli ecosistemi dunali sono ecosistemi di transizione che si collocano tra la spiaggia e gli ambienti retrostanti.
Si tratta di ecosistemi tipici anche del bacino del Mediterraneo, molto presenti in Italia sia nella costa tirrenica sia in quella adriatica.
Ne sono esempio le Dune di Porto Pino nella costa sud-ovest della Sardegna, che si collocano a transizione fra la spiaggia e la macchia mediterranea.
Torre del Cerrano, Teramo
neuartelena | Diritti riservati | Adobe StockEsempi per l’Adriatico sono le Dune dell’area marina protetta di Torre del Cerrano, in provincia di Teramo e le Dune di San Giuseppe, nel Delta del Po.
In generale, le dune sono colline di sabbia modellate dai venti, e quindi soggette a continui spostamenti e ridimensionamenti che dipendono dal vento.
Le dune costiere fungono da cuscinetto tra ambienti differenti e segnano il passaggio tra il mare e il territorio retrostante, nel quale dominano macchie di arbusti e alberi sempreverdi di specie tipicamente mediterranee.
Dune a Porto Pino, Sardegna
Roberto | Diritti riservati | Adobe StockEsistono dune immobili, fossilizzate, e dune mobili, laddove il vento supera una soglia di velocità di circa 4 m/s e provoca lo spostamento dei granelli di sabbia.
La loro forma dipende dalla quantità di sabbia disponibile e dalla direzione e intensità del vento. Per quanto riguarda le dimensioni, le dune hanno altezze variabili che arrivano fino a 15 metri di altezza, e possono raggiungere un’estensione anche di 500 metri.
Ammophila arenaria
beres | Diritti riservati | Adobe StockLe dune costiere sono un tipico elemento di quello che viene chiamato sistema spiaggia-duna, e si distinguono in primarie e secondarie.
Le dune primarie, o avandune, occupano la cosiddetta area di deposizione. Si tratta di piccole forme di accumulo attivo, che man mano si uniscono e possono essere stabilizzate solo in parte dalla presenza di vegetazione.
Le dune secondarie si trovano invece dietro il limite di quelle primarie, e rappresentano vecchi cordoni di avandune dal carattere più stabile.
Illustrazione del profilo dunale del sistema spiaggia-duna: la fascia dunale si divide in due habitat dunali, la duna primaria o avanduna, più esposta all’azione del vento, e la duna secondaria o retroduna subito dopo la prima andando verso l’entroterra.
Dune, Paesi Bassi
ahavelaar | Diritti riservati | Adobe StockSul lato controvento, la sabbia delle dune si presenta compatta, con granelli ben compressi e vicini tra loro; hanno una consistenza che consente idealmente il camminamento.
Sul lato opposto invece, cioè sottovento, i granelli di sabbia sono accumulati caoticamente dall’azione vento, con il risultato che tra gli uni e gli altri si creano molti spazi, e la pressione prodotta dal camminamento porta inesorabilmente ad affondare.
Inoltre, l’azione del vento e le caratteristiche dei sedimenti possono dare luogo a increspature in forma di accumuli regolari di granuli, che si appiattiscono e scompaiono all’aumentare della velocità del vento al suolo.
Dune di Piscinas, Sardegna
Antonio Scarpi | Diritti riservati | Adobe StockQuello tra le piante e la sabbia è un gioco di squadra. Così come la vegetazione dunale necessita della sabbia come substrato, così questa ha bisogno della presenza delle piante per potersi accumulare e stabilizzare dando origine a una duna.
In particolare, la formazione delle dune è collegata alla presenza della vegetazione pioniera, come le piante della specie Ammophila arenaria, che favoriscono la formazione di depositi embrionali, a distanze anche molto ridotte dalla linea di riva del mare.
Ammophila è un genere di piante della famiglia graminacee, caratteristiche dei litoranei sabbiosi, che si ritrova tipicamente nel bacino del Mediterraneo e delle coste atlantiche di Francia e Spagna.
Specie simbolo delle dune, nel caso del Delta del Po ferrarese Ammophila arenaria possiede una diffusione limitata a causa del degrado degli ecosistemi dunali.
Ammophila arenaria
Vilucchio marittimo (Convolvulus soldanella)
homydesign | Diritti riservati | Adobe StockComuni sui litoranei sabbiosi e sulle dune del Delta del Po ferrarese sono il ravastrello marittimo (Cakile maritima), la gramigna delle sabbie (Thinopyrum junceum) e il vilucchio marittimo (Convolvulus soldanella), insieme a rari esemplari di giglio di mare (Pancratium maritimum).
In alto, ravastrello marittimo (Cakile maritima), in basso, giglio di mare (Pancratium maritimum)
La conservazione della vegetazione negli ambienti dunali
Lisa Brancaleoni (Università degli Studi di Ferrara) parla dell’ambiente di duna, tipico del delta del Po.
Spiega cosa sono le specie autoctone, ovvero piante e animali che da sempre hanno vissuto in un territorio geografico e quando una specie diventa invece aliena, estranea alla nostra flora ed è quindi definita esotica o alloctona.
Cita la “Global Strategy for plant conservation” del 2002, una strategia che riconosce l’importanza della componente vegetale nella biodiversità, riconoscendo come le piante siano la base da cui dipende tutto il resto della biodiversità e quindi anche la vita dell’uomo.
Duna costiera con vegetazione
Roberto | Diritti riservati | Adobe StockPer quanto riguarda gli animali, oltre alla ricchezza di specie di uccelli tipici dei sistemi costieri, di cui un noto esempio è quello del fratino (Charadrius alexandrinus), la fauna degli ambienti dunali si compone di relativamente poche specie caratterizzate da un’elevata specializzazione all’ambiente.
Fratino (Charadrius alexandrinus)
Questo è dovuto alla presenza di condizioni estreme tipiche degli ambienti dunali, cioè fattori ambientali limitanti come la scarsità di acqua e nutrienti, la temperatura elevata che può raggiungere la sabbia nei suoi strati superficiali, e il fenomeno di intrusione di acqua salina dal mare.
Si ha una maggiore ricchezza di specie e numerosità degli individui tra gli animali di piccole dimensioni, meno influenzati dai fattori ambientali limitanti, e che vengono per questo motivo definite eremiche, cioè proprie di ambienti aridi.
Ne sono un esempio i gasteropodi del genere Xerosecta, aracnidi, piccoli crostacei, chilopodi, e farfalle come la zigena (Zygaena orana).
In alto, Isopode del genere Porcellio, in basso, insetto Lepidottero (Zygaena orana)
La gestione delle dune
Balneazione a Portopino
Morenovel | Diritti riservati | Adobe StockLe dune sono presenti in tutto il pianeta e ricoprono un ruolo ecologico fondamentale nell’ambiente costiero. Oltre a ospitare ecosistemi di grande interesse naturalistico, difendono la costa e le zone umide dall’azione del mare, e fungono da serbatoio di sabbia dopo le mareggiate che aggrediscono la spiaggia.
Tuttavia, a causa delle attività umane e della progressiva erosione dei litorali, gli ecosistemi dunali costieri si sono sostanzialmente ridotti rispetto al recente passato, e la loro esistenza è minacciata.
Ruspa al lavoro su una spiaggia per bagnanti
Orlando Bellini | Diritti riservati | Adobe StockTra le cause della compromissione e demolizione degli ecosistemi dunali vi sono l’espansione delle aree edificate in prossimità del mare e delle attrezzature per il turismo balneare, e gli impattanti interventi di pulizia meccanica sugli arenili, finalizzati a rendere le spiagge più gradevoli e accoglienti per i turisti.
In generale, secondo l’ISPRA negli ultimi vent’anni le azioni dell’uomo hanno portato a una perdita di 5 km di costa naturale all’anno, e il 13% della linea di costa italiana attualmente è occupato da opere artificiali.
Oltre al grande valore ecologico, le dune rappresentano anche un importante valore economico per i territori costieri. Questo è da ricondursi direttamente alla loro capacità di proteggere la costa dall’azione del mare, e di fornire sabbia utile ad alimentare la spiaggia sottoposta a erosione.
Spiaggia West Sands, St Andrews, Scozia
Michela Leonardi | Diritti riservatiLa gestione sostenibile e la valorizzazione degli ecosistemi dunali è necessaria e possibile.
Ne sono un esempio le pensiline in legno realizzate in Scozia per evitare il calpestìo delle dune e al contempo consentire l’accesso di numerosi turisti alle spiagge, permettendo così la permanenza e la tutela di specie di uccelli.
Spiaggia West Sands, St Andrews, Scozia
Le barene delle lagune: un prezioso ambiente da conoscere e proteggere
Laura Airoldi (Università di Padova) parla di barene, habitat tipico della zona del delta del Po e in generale di tutti gli ambienti lagunari costieri italiani e mediterranei.
Spiega che si tratta di zone pianeggianti, localizzate tra la terra e il mare, influenzate fortemente dall’azione delle maree.
Sottolinea come le barene siano ecosistemi di grande valore, perché forniscono importanti servizi ecosistemici e, per questo motivo, sono zone di grande interesse dal punto di vista della conservazione.
Riferisce che in aggiunta alla conservazione, negli ultimi anni si sta lavorando anche per ripristinare alcuni ecosistemi (come ad esempio la laguna di Venezia) che sono stati degradati o persi nel corso del tempo.
Le praterie di Posidonia
Posidonia in salute
Vincent Pommeyrol | Diritti riservati | Adobe StockSpostandosi nell’ambiente acquatico, una regina dei fondali sabbiosi delle coste del Mediterraneo è la Posidonia oceanica.
Posidonia oceanica
A. Martin UWphoto | Diritti riservati | Adobe StockScambiata spesso per un’alga, la Posidonia oceanica è in realtà una pianta vascolare. A differenza delle alghe infatti, che sono prive di apparato vascolare, la Posidonia è dotata di radici, fusti, foglie e della capacità di produrre fiori e frutti con semi.
Endemica del Mediterraneo, questa specie ricopre un ruolo chiave per la conservazione della biodiversità e della stabilità delle coste, ed è tutelata come habitat prioritario dalla direttiva “Habitat” dell’Unione Europea.
Pur non disdegnando i fondi detritici e rocciosi, le piante di Posidonia prediligono substrati mobili, come la sabbia più o meno grossolana, talvolta mista a fango.
È una pianta che necessita di una forte illuminazione, per cui sia la trasparenza dell’acqua sia la profondità sono i fattori maggiormente limitanti per il suo sviluppo e per la crescita.
Prateria di Posidonia oceanica
damedias | Diritti riservati | Adobe StockQuando incontra condizioni ambientali favorevoli, la Posidonia oceanica colonizza vaste aree del fondo marino, formando ampie distese chiamate "praterie", la cui densità diminuisce all’aumentare della profondità. Le praterie si estendono dalla superficie fino a circa 30-35 metri di profondità, spingendosi oltre i 40 metri in acque particolarmente limpide.
L’importanza delle praterie di Posidonia oceanica, per la sottrazione di CO2 dal mare e per il ruolo di “rifugio” per molte specie animali, supera di gran lunga la superficie effettiva che esse occupano, rivestendo un ruolo fondamentale nell’economia generale delle aree costiere.
Posidonia oceanica
PIXATERRA | Diritti riservati | Adobe StockUna caratteristica tipica della Posidonia è la formazione di un fitto intreccio di fusti che si sviluppano sia orizzontalmente sia verticalmente.
I rizomi plagiotropi, che crescono cioè orizzontalmente, hanno la funzione di ancorare la pianta al substrato, grazie alla presenza di radici sul lato inferiore, e consentono così la colonizzazione di nuove aree. I rizomi ortotropi invece, crescendo verticalmente, contrastano il progressivo insabbiamento dovuto alla continua sedimentazione.
Illustrazione della Posidonia che mostra la disposizione verticale e orizzontale dei suoi rizomi nel suolo sabbioso a formare le matte, e le foglie che si ergono erette sopra di esse.
Lo sviluppo in verticale, in particolare, determina un progressivo innalzamento del fondo marino, dando origine alla tipica formazione chiamata con il termine francese “matte”, al di sopra delle quali si sviluppano i verdi fasci fogliari.
A garantire l’espansione delle praterie di Posidonia oceanica è soprattutto una strategia di riproduzione asessuata, che avviene attraverso la dispersione di frammenti di rizoma che si accrescono orizzontalmente sviluppando ramificazioni.
La seconda modalità di riproduzione della Posidonia è quella sessuata, attraverso la produzione di fiori e frutti.
Fiori di Posidonia oceanica
I frutti, detti anche “olive di mare”, una volta maturi si staccano dalla pianta e galleggiano, garantendo la dispersione del seme e favorendo l’aumento della variabilità genetica e la colonizzazione di nuove aree.
Comune di Villasimius, spiaggia di Is Traias, Sardegna
Andrea Moro | CC BY-SA 4.0 | Portale della Flora di RomaPer effetto dell’accrescimento e del rinnovo delle parti vitali della pianta, le praterie di Posidonia rilasciano materiale organico che, trasportato dall’acqua, si accumula sulle spiagge. Si tratta delle "banquette" e degli egagropili.
Banquette a Trapani
Z O N A B I A N C A | Diritti riservati | Adobe StockLe banquette sono depositi stratificati di foglie morte, che raggiungono le spiagge a seguito di mareggiate; qui possono formare importanti accumuli, alti anche alcuni metri.
Gli egagropili, o “palle di mare”, sono invece costituiti da aggregati di fibre dei rizomi che subiscono un effetto di modellamento dall’azione delle onde.
Egagropili
Sia le matte sia le banquette, svolgono una preziosa azione di compattazione del substrato e di protezione del fondale dall’azione erosiva del moto ondoso.
In questo senso, le dune costiere e le praterie di posidonia rappresentano insieme una squadra perfetta che favorisce allo stesso tempo la stabilità delle coste e l’equilibrio degli ecosistemi marino-costieri.
Illustrazione del profilo dell’ecosistema marino-costiero. L’habitat acquatico è dominato dalle praterie di Posidonia; spostandosi verso l’entroterra, si passa alla zona emersa attraversando la fascia sabbiosa caratterizzata dalle banquette, i depositi delle foglie morte di Posidonia; a seguire troviamo l’habitat dunale primario, dove la vegetazione è ancora ridotta rendendo la duna più instabile sotto l’azione del vento; per terminare con l’habitat della duna secondaria più stabile, con maggiore copertura vegetale.
Pinna nobilis e alghe incrostanti, Francia
damedias | Diritti riservati | Adobe StockLe matte in particolare ospitano una ricca comunità bentonica, e offrono un’area di pascolo, riparo e riproduzione per molte specie di organismi.
La prateria a Posidonia oceanica costituisce inoltre un’area "nursery" per gli avannotti dei pesci, e rappresenta un rifugio per un grande numero di organismi, tra cui numerose specie di pesci, cefalopodi e crostacei.
Il ripristino del fondo marino
Molti sono i fattori che mettono a rischio la Posidonia oceanica, tanto che la specie è oggi considerata in “regressione”.
I pericoli per la Posidonia oceanica sono l’inquinamento chimico delle acque e la torbidità dell’acqua, ai quali risulta particolarmente sensibile, essendo l’intensità luminosa un importante fattore limitante.
Le principali cause dell’aumento della torbidità riguardano l’utilizzo delle zone di costa da parte delle attività umane. Tra le maggiori minacce rientrano la costruzione di infrastrutture portuali legate al turismo, la posa di cavi e di barriere di difesa, l’ancoraggio, gli scarichi fognari e l’introduzione di specie invasive.
Isola dell'Asinara, Comune di Porto Torres, località Fornelli, Sardegna
Andrea Moro | CC BY-SA 4.0 | Portale della Flora di RomaA questo si aggiunge l’aggressione provocata dalla realizzazione di spiagge artificiali e dalla rimozione delle foglie morte dalla spiaggia.
La presenza di banquette nelle aree a vocazione turistico-balneare, infatti, risulta poco gradita ai bagnanti, che la considerano spesso un rifiuto anziché una componente naturale del litorale.
Come risultato da un’indagine di ISPRA/ARPA (2007-2010) sugli spiaggiamenti lungo le coste italiane, la modalità gestionale più adottata dai comuni costieri per rendere fruibili e gradevoli le spiagge in vista delle stagioni balneari è la rimozione e il conferimento dei depositi di posidonia in discarica.
Questa pratica, che provoca la rimozione di grandi quantità di sabbia intrappolata nelle banquette, rende necessari successivi interventi di ripascimento delle spiagge e di protezione della costa dall’erosione.
Per questo motivo, la legge italiana riconosce il ruolo ecologico della banquette e di protezione delle spiagge dall’erosione, e raccomanda dove possibile il mantenimento degli accumuli.
Posidonia in salute
Vincent Pommeyrol | Diritti riservati | Adobe StockPeraltro, la crescita verticale delle matte risulta estremamente lenta, ed è stimata a circa 1 cm all’anno; un importante ostacolo al recupero dopo eventi di stress.
L’azione protettiva della Posidonia nei confronti dell’erosione e il suo ruolo di habitat per molte specie di organismi sono importantissimi sulle coste sabbiose.
Agire per tutelare la specie rappresenta un’azione fondamentale per la tutela degli ecosistemi costieri e per il benessere e la sicurezza dei territori.