L’acqua della montagna
L’acqua: un ponte tra terra, ghiacciai e cielo
Parco Nazionale Gran Paradiso
Enrico Rovelli | Diritti riservati | Adobe StockPrima di arrivare ai nostri rubinetti, l’acqua compie un lungo viaggio che spesso inizia ad alta quota, a volte proprio da un ghiacciaio montano.
La storia dei ghiacciai comincia dal cielo, quando la neve che cade incontra la terra ad altitudini o latitudini elevate.
Ghiacciaio del Presena, Trentino Alto Adige
Carlo | Diritti riservati | Adobe StockI ghiacciai sono il risultato di un lento processo di trasformazione della neve. Attraverso la trasformazione dei fiocchi di neve in grani, la loro successiva compattazione e l’espulsione dell’aria intrappolata nella neve, avviene una metamorfosi che porta dalla neve fresca (che ha una densità di 50-200 kg/m3) alla neve vecchia (400-830 kg/m3) e poi al ghiaccio (anche oltre 900 kg/m3).
A seconda della forma, delle dimensioni e della zona in cui si trovano, i ghiacciai possono essere montani oppure continentali.
Groenlandia
Delphotostock | Diritti riservati | Adobe StockI ghiacciai continentali, detti anche scudi glaciali, spesso presentano una grande estensione e sono tipicamente localizzati nelle zone polari, in Groenlandia e in Antartide.
Kilimanjaro
Lubo Ivanko | Diritti riservati | Adobe StockI ghiacciai montani, come quelli alpini, hanno un’estensione più limitata e si trovano in aree a quote via via più alte quanto più si scende di latitudine.
Alle Svalbard, a circa 80° di latitudine nord, i ghiacciai montani arrivano al livello del mare, mentre sul Kilimangiaro, quasi all’Equatore, il ghiacciaio si trova ben al di sopra dei 5000 metri di quota e sta rapidamente scomparendo a causa del riscaldamento globale.
Ghiacciai a Kongsfjorden, Svalbard
La genesi di un ghiacciaio montano si completa nel momento in cui la massa di ghiaccio, a causa del suo stesso peso, inizia a deformarsi e a scivolare verso quote più basse, originando una lingua glaciale che scende incanalata in una valle.
Lingua glaciale
Fusione, caverna in lingua glaciale
Roberto Lo Savio | Diritti riservati | Adobe StockVia via che scende di quota, la massa di ghiaccio incontra temperature più alte finché non inizia a fondersi.
Ecco allora il lento fluire del fiume di ghiaccio, dalle zone alte di accumulo della neve giù verso la fronte del ghiacciaio a valle, dove l’acqua di fusione genera un torrente glaciale.
Ghiacciaio Perito Moreno, in fusione
Marcantonio | Diritti riservati | Adobe StockCon l’aumento delle temperature, i processi di fusione diventano più rapidi rispetto all'accumulo di nuova massa glaciale, e il ghiaccio che scende si fonde a quote sempre più alte. Il ghiacciaio perde quindi volume e sembra rattrappirsi.
Ghiacciaio Perito Moreno, in fusione
Ghiacciaio Moiry, Svizzera. Sono ben visibili i depositi morenici accumulati nel fronte di massima estensione del ghiacciaio
Ebe.wiki | CC BY-SA 3.0 | Wikimedia CommonsIn epoche passate invece, come durante la Piccola Età Glaciale, tra il 1600 e il 1800, l’accumulo ha prevalso sulla fusione, e i ghiacciai sono avanzati verso valle, spingendo davanti a sé i depositi morenici, un accumulo di detriti rocciosi poi abbandonati durante il successivo ritiro.
Ghiacciai che avanzano e arretrano
I ghiacciai si formano per accumulo progressivo della neve. Perché un ghiacciaio possa crescere, la neve caduta in inverno non deve fondersi completamente durante l’estate successiva. Se le temperature sono troppo alte invece, come in questi ultimi anni, la fusione supera l’accumulo invernale e il ghiacciaio si riduce fino a scomparire.
L’espansione e il ritiro dei ghiacciai sono normali conseguenze della variabilità naturale del clima. Tuttavia, nel passato, questi cambiamenti sono avvenuti molto più lentamente rispetto a quanto osserviamo oggi.
C’è vita fra i ghiacci
A prima vista, i ghiacciai possono sembrare masse inerti di acqua gelata senza vita. Ma guardando bene vediamo che anche i ghiacciai sono popolati da diversi tipi di organismi. Alcuni vivono sulla superficie dei ghiacciai, altri alla loro base, e altri ancora persino all’interno della massa di ghiaccio.
Chironomide, Diamesa steinboecki
Sulla superficie del ghiaccio possono formarsi microambienti speciali, in grado di ospitare specie vegetali e animali molto peculiari. Qui trovano spazio le comunità più abbondanti e più ricche di specie, dominate da batteri, organismi unicellulari, e persino insetti.
Boreus hyemalis
Un abitante tipico del fronte glacio-nivale sulle Alpi è Boreus hyemalis, un piccolo insetto chiamato anche “pulce della neve”, che si sposta sulla neve strisciando o saltando.
Chlamydomonas nivalis
Un esempio di microrganismo è l’alga delle nevi (Chlamydomonas nivalis), una piccola alga di tipo nivale presente su diversi ghiacciai della catena alpina, la cui presenza tinge i ghiacciai di rosa.
Antartide
Hélène Sauvageot | Diritti riservati | Adobe StockQueste alghe, tuttavia, rendono i ghiacciai più scuri e possono accelerare la fusione. Tale fenomeno è stato studiato in Artico e in Antartide, e in futuro potrebbe rivelarsi più intenso a causa degli effetti dei cambiamenti climatici.
Valle del Grauson, Cogne
Alghe su ghiaccio
MaryCatalan | Diritti riservati | Adobe StockOltre che dagli insetti e dalle alghe nivali, il ghiaccio può essere popolato anche da altri tipi di alghe, capaci di vivere direttamente sulla superficie del ghiaccio durante i mesi di fusione estiva.
Anche queste alghe glaciali stanno provocando un’accelerazione della fusione del ghiaccio nella zona sud-occidentale della Groenlandia, ed è stato osservato che la loro presenza sta modificando le proprietà ottiche del ghiaccio nelle Alpi Svizzere, cioè il modo in cui il ghiaccio riflette i raggi solari che lo colpiscono.
Alghe glaciali
MaryCatalan | Diritti riservati | Adobe StockSul nostro pianeta, tutto è collegato. L’anidride carbonica, l’aumento delle temperature, la crescita delle alghe, la fusione dei ghiacci.
Il nostro è un pianeta vivente, caratterizzato da una inestricabile e meravigliosa rete di relazioni e connessioni. E se lo disturbiamo troppo, non sappiamo come l’intero sistema potrà reagire.
Il viaggio verso valle dell’acqua dei ghiacciai
Ru di Pan Perdu, Aosta
Elena Tartaglione | CC BY-SA 4.0 | Wikimedia CommonsNei secoli passati, il ru, dal latino rivus, era una tecnica tradizionale di captazione delle acque di fusione dei ghiacciai. Tipico della Val d’Aosta, il ru rappresenta un antico sistema di trasporto delle acque glaciali, in grado di integrarsi con il paesaggio naturale, senza produrre impatti negativi sugli ecosistemi montani.
I rus sono canali di irrigazione costruiti per consentire la coltura sugli aridi versanti montani esposti al sole. La maggior parte di questi canali è stata realizzata tra il XIII e il XVI secolo.
La funzione dei rus era quella di raccogliere le acque dai torrenti di origine glaciale, per distribuirle, attraverso complesse reti minori, verso le zone coltivate, i pascoli di montagna e le colline di fondovalle.
Ru Courtaud
Diritti riservatiAlcuni rus rappresentano autentici capolavori di ingegneria. Ne è esempio il ru Courtaud, che captava le sue acque dai ghiacciai della Val d'Ayas e le trasportava lungo una rete lunga ben 25 chilometri.
Oggi, il ritiro dei ghiacciai e la fusione precoce della neve creano problemi di approvvigionamento idrico agli ecosistemi e a molte popolazioni montane, che necessitano di strategie per conservare l’acqua.
Stupa di ghiaccio, Leh
Daily Excelsior | Diritti riservati | Adobe StockIn Ladakh per esempio, nel nord-ovest dell’India, vengono costruiti gli “stupa di ghiaccio”, che conservano l’acqua congelata durante i mesi freddi e secchi dell’inverno per rilasciarla in primavera.
Nel Parco Nazionale Gran Paradiso, un progetto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica prevede di irrigare in modo naturale alcune zone delle praterie di alta quota, in una versione moderna degli antichi sistemi di irrigazione in montagna.
Laghi alpini e acque profonde
Vista aerea della fusione del ghiacciaio del Rodano e del lago glaciale nelle Alpi svizzere
Nick Fox | Diritti riservati | Adobe StockQuando non viene intercettata e trasportata per intervento umano, l’acqua di fusione dei ghiacciai scorre naturalmente verso valle, formando laghi e corsi d’acqua.
Lago glaciale alpino
Diritti riservatiI laghi delle Alpi sono una delle grandi testimonianze delle glaciazioni avvenute in questi territori nel periodo Quaternario. La maggior parte degli attuali laghi alpini ha infatti origine glaciale: devono la loro genesi a una forza erosiva, causata dal movimento di un antico ghiacciaio e dei sedimenti che questo portava con sé.
Esistono diversi tipi di laghi glaciali. Dai laghi di circo a quelli in conche tra rocce montonate, dai laghi di valli sospese, terminali o marginali, ai laghi di sbarramento glaciale.
Stagno nella zona del lago Dres, Parco Nazionale Gran Paradiso, Valle Orco, 2.200 m slm
Silvia Giamberini | Diritti riservatiI laghi alpini non sono eterni. La loro longevità dipende dalla loro forma e profondità, e anche dalla quantità e dall’intensità di afflusso delle acque che li alimentano.
Torbiera nei pressi del Lago Dres
Silvia Giamberini | Diritti riservatiLe acque trasportano sedimenti sospesi di vario tipo e a poco a poco colmano la conca del lago, diminuendone la profondità e trasformandolo a volte in torbiera.
Ghiacciaio di Ban, 2021
Gabriele Tartari | Diritti riservatiParticolarmente interessante è il caso dei laghi proglaciali, che si formano nei pressi della fronte di un ghiacciaio per un’azione naturale di sbarramento.
L’azione di sbarramento può essere esercitata da una morena o da una diga glaciale durante la ritirata del ghiacciaio.
Un esempio di lago proglaciale è quello originatosi dal ghiacciaio di Ban, in Piemonte. Gli effetti dei cambiamenti climatici si rendono qui particolarmente evidenti.
La rapida ritirata del ghiacciaio di Ban e la formazione del lago sono state ampiamente documentate dal CNR IRSA, mediante una serie di immagini che inizia negli anni Sessanta del secolo scorso e giunge fino ad oggi.
Ghiacciaio di Ban 1964 (in alto) e 2009 (in basso)
Oltre ai ghiacciai e alle acque superficiali, esistono anche acque sotterranee.
L'acqua della pioggia e la neve fusa non solo scorrono in superficie o si accumulano nei laghi, ma si infiltrano anche nel terreno, scendendo fino a incontrare uno strato di roccia impermeabile.
Si forma così una zona di roccia fratturata o un sedimento permeato d’acqua, la cosiddetta falda acquifera. Questa può trovarsi a volte in contatto con acque ancora più profonde che risalgono da regioni più basse della crosta.
La falda forma un importante serbatoio, non visibile dalla superficie, che può essere più o meno grande a seconda delle diverse conformazioni del terreno e della roccia.
Lo schema mostra una vasta area con montagne da cui partono i fiumi che scendono a valle, e la sezione del sottosuolo, in cui sono presenti delle falde acquifere, una più superficiale, la falda freatica e una più profonda, la falda artesiana. Entrambe le tipologie di falda sono alimentate dall’acqua di precipitazione e di scioglimento di ghiacciai, che permea nel sottosuolo e le va a formare quando trova uno strato impermeabile. Il disegno mostra come la falda profonda sia isolata dal sistema superficiale perché si trova a scorrere tra due strati di suolo impermeabile, mentre la freatica può entrare in contatto anche con le acque dei fiumi in superficie
Le falde acquifere forniscono agli esseri umani la maggior parte dell’acqua per usi potabili o agricoli, e l’importanza della loro tutela è sempre maggiore. La quantità e qualità delle acque di falda sono infatti minacciate sia dall’aumento di condizioni siccitose, sia dalle sostanze inquinanti che, rilasciate in superficie, possono scendere in profondità.
Scorrendo sottoterra, l’acqua delle falde giunge spesso a sboccare nelle valli, arricchendo così il sistema idrologico delle pianure e alimentando il sistema delle risorgive (trasformate spesso dall’uomo in fontanili e utilizzate a scopi irrigui) e quello delle falde profonde, dalle quali attingono molti acquedotti.
L’illustrazione rappresenta il sistema delle acque superficiali, dei laghi montani e dei fiumi che scendono dalle alte quote fino alla bassa pianura Padana, e le falde presenti nel sottosuolo che attraversano tre diverse tipologie di suolo con granulometria sempre più fine via via che ci si avvicina alla bassa pianura, passando dalla ghiaia, alla sabbia all’argilla. Tra l’alta pianura e la bassa si trova la fascia dei fontanili caratterizzata dalla presenza delle risorgive. La fascia dei fontanili è per lo più distribuita nelle aree subito sopra il Po e subito sopra la costa veneta.
In questo secondo caso, può accadere che i pozzi portino in superficie acque che erano precipitate migliaia di anni prima. Queste falde sono preziose poiché non sono state contaminate da elementi introdotti nell’ambiente dall’uomo.
Acqua che scorre
Torrente Isorno, località Valle Isorno
Angela Boggero | Diritti riservatiPartendo dalle fronti glaciali e dalle sorgenti d’alta quota, l’acqua che non si infiltra nel suolo genera torrenti impetuosi, fino ad arrivare ai più placidi corsi d’acqua del fondovalle montano. Acqua superficiale e acqua di falda spesso scorrono insieme verso valle, a volte mescolandosi, a volte seguendo percorsi distinti.
Torrente Isorno, località Valle Isorno
Angela Boggero | Diritti riservatiIn questo lungo percorso, si osserva un graduale e profondo cambiamento delle caratteristiche dell’acqua, che si carica di elementi strappati alle rocce.
Località Rio Valgrande
Angela Boggero | Diritti riservatiPer le acque superficiali, cambia anche la portata del corso d’acqua, la sua pendenza, la tipologia di substrato e la vegetazione delle rive.
Località Parco Nazionale dello Stelvio
Gianfranco Varini | Diritti riservatiI corsi d’acqua, così come i ghiacciai, hanno un loro ritmo. In particolare, nei torrenti che sono alimentati dai ghiacciai, la portata dipende dalla velocità di fusione del ghiaccio e quindi, per effetto delle variazioni di temperatura, si modifica a seconda dell’ora della giornata.
Altri corsi d’acqua hanno invece un regime pluviometrico, e le loro dinamiche dipendono dall’abbondanza delle precipitazioni.
Diga sul Rio Valgrande
Angela Boggero | Diritti riservatiMolti corsi d’acqua risentono negativamente dell'approvvigionamento idrico da parte dell’uomo, così come dell’effetto di dighe anche di piccole dimensioni. Prima di ogni opera di modifica del regime dei torrenti è dunque necessario valutare attentamente gli impatti ambientali.
Vita nell’acqua
Lago delle Rocce, Valle Orco
Antonello Provenzale | Diritti riservatiMolti e diversi sono gli abitanti delle acque montane. Uno di questi si chiama Daphnia pulicaria alpina. Si tratta di un piccolo crostaceo d'acqua dolce con colorazione scura, lungo 3,5 millimetri, che vive sia nella tundra artica sia nei laghi alpini.
Daphnia pulicaria alpina, Lago Nivolet superiore, Parco Nazionale Gran Paradiso
Dafnie
Mark | Diritti riservati | Adobe StockDefinirlo piccolo è quasi un paradosso, perché nella comunità dello zooplancton questo crostaceo rappresenta in verità un gigante, di cui sono ghiotti i pesci.
Dafnia
chrisjatkinson | Diritti riservati | Adobe StockCome queste dafnie siano arrivate fino al Parco Nazionale Gran Paradiso è una storia assai lunga e complicata, che si perde con molta probabilità nei cicli millenari delle glaciazioni.
Dafnia
yosuyosun | Diritti riservati | Adobe StockGrazie a uno studio delle caratteristiche genetiche, si è scoperto che le popolazioni presenti nei laghi alpini sono strettamente imparentate con quelle artiche e sono probabilmente sopravvissute nell'Europa meridionale al termine dell’ultima glaciazione, adattandosi all'ambiente alpino.
Laghi Trebecchi, altopiano del Nivolet
Antonello Provenzale | Diritti riservatiIntorno ai laghi alpini, troviamo poi la Rana temporaria, adattata al clima montano e alle condizioni spesso estreme delle alte quote.
Rana temporaria
Un altro abitante, decisamente più grande, di molti laghi e corsi d’acqua alpini è la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus), autoctona anche del Gran Paradiso ma oggi sempre più rara e a rischio di estinzione.
Trota marmorata
Una delle minacce principali è stata l’introduzione del salmerino di fonte, una specie originaria degli Stati Uniti orientali e del Canada. Oggi sono molti i progetti attivi per ridurre la presenza del salmerino e restituire spazio alle popolazioni di trota marmorata.
Progetto Life Bioaquae, PNGP
Torrente alpino
Julia | Diritti riservati | Adobe StockI corsi d’acqua alpini sono anche popolati da piccoli animali in grado di convivere con l’acqua che scorre impetuosa.
È il caso degli efemerotteri, insetti che trovano generalmente rifugio sotto i ciottoli delle rive e dei fondali dei corsi d’acqua.
Larva acquatica di efemerottero (in alto) e adulto appena sfarfallato con esuvia (in basso)
Per alcuni di questi organismi, i processi di selezione naturale hanno agito conferendo loro un corpo appiattito, come adattamento alla forte velocità della corrente, e unghioni che consentono loro di rimanere aggrappati ai substrati.
Larva efemerottero piatta
Torrente, Savoia (Francia)
jeanmichel deborde | Diritti riservati | Adobe StockTanti e preziosi sono i corpi idrici tipici degli ambienti montani. Falde nascoste svelate dalle sorgenti, grandi e piccoli ghiacciai in movimento, che seguono il ritmo delle giornate e delle stagioni, scavando nel tempo le valli e dando vita a laghi e corsi d’acqua.
Questi corpi idrici rappresentano importanti ecosistemi, popolati da tanti organismi che sopravvivono e si trasformano, rispondendo nel loro percorso evolutivo alle più diverse condizioni ambientali con inesauribili adattamenti nella loro forma e nel ciclo vitale.
Diga nelle Alpi francesi
NicoElNino | Diritti riservati | Adobe StockLe minacce derivanti dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall’inquinamento antropico e dai prelievi idrici mettono oggi a serio rischio la salute degli ecosistemi acquatici montani.
Anche le più piccole azioni, come risparmiare l’acqua che giunge fino al nostro rubinetto, sono fondamentali per preservare quella risorsa tanto minacciata quanto preziosa ed essenziale per la vita sul nostro pianeta.