Un "boscone biodiverso”
Istituito nel 1977 come Riserva Naturale dello Stato italiano, il Bosco della Mesola, detto localmente "Boscone" si estende su una superficie di 1.058 ettari ed è uno dei maggiori relitti di foresta planiziale in Italia, ovvero ciò che rimane delle antiche foreste che popolavano le pianure. È uno scrigno di biodiversità affacciato sul Mar Adriatico, che si trova nel Parco Regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna.
Bosco della Mesola, radura
Bosco della Mesola
Simona Re | Diritti riservatiSfruttato storicamente per il prelievo di legname e le attività venatorie, oggi il “Boscone” è una riserva naturale gestita dal Corpo dei Carabinieri per la Tutela della Biodiversità. L’alto livello di biodiversità e la presenza di specie vegetali e animali di grande interesse conservazionistico lo rendono un vero e proprio gioiello naturalistico.
Tutta la storia del Boscone risente dello speciale connubio tra la varietà di risorse, le condizioni ambientali continuamente mutevoli e l’impegno degli esseri umani nella sua gestione, tutela e conservazione.
L’antico Boscone
Bosco della Mesola, cordoni dunali
Luca Parodi | Diritti riservatiMeglio noto alla comunità locale come “Boscone”, il Bosco della Mesola nasce nel Medioevo sui cordoni dunali formati da due rami del fiume Po, il Po di Goro e il Po di Volano.
Bosco della Mesola
Luca Parodi | Diritti riservatiIn questa area, dune alte fino a 7 metri si alternano a zone in cui la falda affiora in superficie, con depressioni che raggiungono i 2 metri sotto il livello del mare, in una ricca alternanza di boschi, prati aperti, siepi, ambienti salmastri e ruderali. Ed è proprio sulle dune che si è sviluppata spontaneamente la vegetazione forestale che caratterizza oggi questo bosco.
Le ipotesi sul significato del nome “Mesola” fanno riferimento a “Media Insula”, cioè terra in mezzo alle acque, e “Mensolae”, cioè terra elevata sull’acqua. Qualunque sia l’etimologia, entrambi i significati esprimono al meglio le caratteristiche dell’area, la cui posizione, in una zona deltizia, rende necessario il continuo adattamento tra le forme di vita e il marcato trasformismo del territorio.
Bosco della Mesola
Antonello Provenzale | Diritti riservatiProprio le morfologie "dinamiche", e in particolare l’altezza variabile del suolo e l’alternarsi di spazi ricchi di acqua e zone più secche, sono all’origine della ricchezza e della diversità della flora e della fauna di quest’area.
Tritoni, rane, testuggini palustri, uccelli, cervi e istrici popolano un vero e proprio mosaico di ambienti. Qui la variabilità del territorio e delle specie vegetali e animali regna sovrana, offrendo un grande esempio di interazione tra biodiversità e geodiversità.
Nel Bosco della Mesola troviamo espressa nel modo più evidente la continua interazione tra le forme del territorio e l’azione degli organismi viventi, che si adattano all’ambiente e allo stesso tempo lo modificano, come nel caso delle piante che contribuiscono a stabilizzare le dune.
Zona umida dell’Elciola
Luca Parodi | Diritti riservatiAnche le attività umane hanno contribuito molto alle modifiche di questo territorio. Alle storiche azioni di disboscamento si sono aggiunti importanti interventi di bonifica che, tra l’inizio del Novecento e gli anni Cinquanta del secolo scorso, hanno portato alla scomparsa delle paludi che un tempo circondavano il bosco.
La storia della riserva naturale Bosco della Mesola
Giovanni Nobili (Reparto Carabinieri Biodiversità di Punta Marina) parla della riserva naturale dello Stato “Bosco della Mesola”, uno dei pochi boschi planiziali ancora esistenti nel nostro Paese e spiega come l'uomo abbia plasmato questo ambiente con la sua attività di utilizzo della selvaggina e della legna.
Ricorda inoltre che i Carabinieri per la biodiversità sono l’organismo di gestione di molte riserve dello Stato, incluso il Bosco della Mesola, e della Rete Natura 2000.
Racconta che quando fu acquisito negli anni ’50, questo ambiente si presentava come un bosco ceduo in seguito all’intensa attività di sfruttamento del legname, e ricorda come negli anni ‘80 dello scorso secolo una parte del bosco venne convertita in fustaia. Oggi, la biodiversità di quest’area, frutto sia della vicinanza al mare sia della ricchezza di zone umide, è sempre più tutelata.
Terra, acqua, vita
Leccio e bassura
Antonello Provenzale | Diritti riservatiCome la maggior parte degli ambienti umidi o fluviali, il Bosco della Mesola è caratterizzato da un grande dinamismo di forme e di ambienti. Il continuo flusso dei sedimenti, le modifiche nella loro distribuzione e l’azione degli organismi viventi portano a un sistema fortemente dinamico, anche se su tempi a volte più lunghi di quelli su cui vivono gli esseri umani.
Questo dinamismo è visibile nelle dune formatesi in tempi lontani e nei canali che si aprono e si chiudono tra di esse, dove anche le più piccole variazioni nell’altezza del terreno consentono la crescita di diversi tipi di vegetazione.
Foto bosco con felci in primo piano e lecci sullo sfondo
Luca Parodi | Diritti riservatiDalla vegetazione di altura, con specie tipiche dell’apice delle dune come il leccio, alle bassure situate vicino alla falda di cui è un importante rappresentante la felce palustre (Thelypteris palustris).
A loro volta, gli organismi viventi modificano il loro ambiente, stabilizzando le dune e interagendo con il flusso di sedimenti, in una danza incessante fra vivente e non vivente. Qui si dipanano i cicli degli elementi e dei nutrienti, il ciclo dell’acqua, le trasformazioni della materia: insomma, la ciclizzazione dei materiali che danno luogo al ciclo della vita.
Acqua che vai, pianta che trovi
I boschi coprono oltre il 90% dell’area della Mesola, e la loro composizione riflette la naturale risposta delle piante alla morfologia del territorio e alla disponibilità di acqua. Sulle dune più elevate si trovano i boschi xerofili, cioè adattati alla scarsità di acqua, rappresentati prevalentemente dalle leccete (Quercus ilex). Sulle dune più spianate si trovano invece boschi mesofili ricchi di farnia (Quercus robur) e carpino bianco (Carpinus betulus).
Carpino bianco (Carpinus betulus)
Pioppo bianco (Populus alba)
simona | Diritti riservati | Adobe StockScendendo poi nella bassura, a diventare più frequenti sono le specie dei boschi igrofili, tipici delle zone ricche d'acqua, come il pioppo bianco (Populus alba), l’olmo campestre (Ulmus minor) e l’ontano (Alnus glutinosa).
Olmo campestre (Ulmus minor)
Bosco della Mesola
Antonello Provenzale | Diritti riservatiNel Boscone convivono specie vegetali tipiche di condizioni climatiche differenti. Possiamo trovare piante mediterranee, come il caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca), eurasiatiche, come la ginestra dei tintori (Genista tinctoria), temperate, come la centaurea minore (Centaurium erythraea), e infine cosmopolite, come la canna di palude (Phragmites australis).
Caprifoglio etrusco
Le specie del clima temperato hanno sviluppato varie strategie per sopravvivere alla stagione invernale. Le emicriptofite sono piante erbacee perenni con gemme che svernano al livello del suolo, protette dalla lettiera, come il giunco nero (Schoenus nigricans).
Giunco nero (Schoenus nigricans)
Le terofite superano l’inverno sotto forma di seme, come nel caso della perlina rossiccia (Parentucellia latifolia).
Perlina rossiccia (Parentucellia latifolia)
Le geofite, come ad esempio la felce palustre, sono invece provviste di organi sotterranei.
Felce palustre
Bosco della Mesola
Simona Re | Diritti riservatiLa ricca biodiversità di questo bosco costiero relitto è legata anche alle numerose aree umide che lo caratterizzano. Dove l’acqua abbonda, in corrispondenza di pozze perenni e temporanee e lungo la fitta rete di canali che alimentano il bosco, si incontrano diverse specie igrofile, cioè che prediligono gli ambienti umidi.
Lenticchie d’acqua, Bosco della Mesola
Antonello Provenzale | Diritti riservatiIncludono piante vistose come la canna di palude e il giunco spinoso (Juncus acutus), le lenticchie d’acqua natanti che colorano i canali con le loro minuscole foglie galleggianti (Spirodela e Lemna), insieme a specie vegetali ancorate sul fondo dei canali più ampi (Ceratophyllum e Myriophyllum) e ad alghe verdi del genere Chara che, in genere molto rare nelle zone di pianura, crescono abbondanti nelle pozze permanenti del Boscone.
Giunco spinoso (Juncus acutus) e Myriophyllum
La conservazione degli habitat di acqua dolce nel bosco della Mesola
Insieme a dune e alberi, l’acqua è la grande protagonista del Bosco della Mesola.
Una fitta rete di canali attraversa il bosco, alimentata dalle precipitazioni e dai canali di bonifica. Il ruolo ecologico di questi corpi d’acqua è cruciale e include sia l’approvvigionamento idrico per il bosco sia la disponibilità di siti di riproduzione per molte specie acquatiche.
La biodiversità vegetale è una chiave per permettere il buon funzionamento degli ecosistemi acquatici del Bosco della Mesola.
Boschi biodiversi
Tutte le specie viventi sono strettamente legate le une alle altre, e la vita degli esseri umani è del tutto dipendente dalla diversità della vita sulla Terra. Stiamo parlando della ricchezza delle forme dei viventi, e quindi della biodiversità, che inizia a esprimersi a livello genetico, di specie e di ecosistemi, fino ai processi naturali e alla diversità culturale.
Bosco della Mesola, vista dall’alto
Luca Parodi | Diritti riservatiGrazie alle iniziative di conservazione, la biodiversità rimane oggi regina indiscussa del Bosco della Mesola. Uno studio floristico realizzato nel 2021 ha portato a identificare ben 480 diverse specie di piante, di cui circa il 12% risulta tutelato da leggi regionali, nazionali o europee. Sulla base di questi dati, la Riserva Naturale Bosco della Mesola salvaguarda circa un terzo delle specie vascolari presenti nell’intera provincia di Ferrara (Alessandrini et al. 2021, Piccoli et al. 2014).
Come per ogni ecosistema, la biodiversità di un bosco non è da confondersi con la sola presenza di tante diverse specie di piante. “Biodiverso” è infatti quel bosco in cui la ricchezza di specie e habitat si sposa con un ecosistema integro, capace di garantire la complessità di una fitta rete di relazioni fra gli organismi viventi e fra organismi e ambiente e la resistenza dell’ecosistema ai disturbi.
Cervus elaphus italicus, Bosco della Mesola
Davide Zanin | Diritti riservati | Adobe StockÈ questo il caso del Bosco della Mesola. Un bosco che ospita ancora oggi l’unica popolazione autoctona dell’Italia peninsulare di cervo (Cervus elaphus italicus), sopravvissuta a secoli di caccia e di alterazione dell’habitat da parte degli esseri umani.
Oltre al cervo, popolano il bosco diverse specie protette dalla Direttiva Habitat, tra cui invertebrati (Lucanus cervus, Lycaena dispar, Cerambyx cerdo), rettili (Emys orbicularis e Testudo hermanni), anfibi (Triturus carnifex e Pelobates fuscus insubricus), e pipistrelli (Barbastella barbastellus e Rhinolophus ferrum-equinum).
Lucanus cervus (accoppiamento), Pelobates fuscus e Testudo hermannii nel Bosco della Mesola
Un bosco che rappresenta uno splendido esempio delle interazioni e adattamenti delle più svariate componenti di un ecosistema. Il Boscone è un complesso insieme delle caratteristiche climatiche e chimico-fisiche dell’ambiente, della flora, della fauna locale e, come naturali parti di essa, delle comunità locali degli esseri umani.
Laghetto nel Bosco della Mesola, 2022
Simona Re | Diritti riservatiGli ecosistemi non sono fotografie statiche, ma cambiano in risposta alle condizioni ambientali e alla dinamica delle comunità di organismi viventi, inclusi gli esseri umani. Nel corso del tempo, per esempio, dal Boscone sono scomparse alcune specie, sia a seguito di vicende storiche avverse, sia a causa dei cambiamenti climatici.
Agli inizi dell’Ottocento, il Bosco raggiungeva la costa, con habitat tipici del litorale, in cui cresceva l’apocino veneto (Apocynum venetum), come testimonia un campione d’Erbario di Antonio Campana custodito presso l’Erbario dell’Università di Ferrara.
Apocynum venetum
Nymphaea alba
Giacomo Radi | Diritti riservatiSono anche diminuiti gli ambienti d’acqua dolce a ninfea bianca (Nymphaea alba) o i prati umidi ricchi di orchidee come Anacamptis laxiflora. Ma ad oggi ci sono anche piante che non erano mai state censite fino al 2021, come un’orchidea, Epipactis microphylla, e una carice, Carex punctata.
Anacamptis laxiflora
Cambiamenti, adattamenti, nel continuo dinamismo di questo ambiente straordinario che va protetto e rispettato anche nelle sue trasformazioni, a beneficio prima di tutto di noi stessi.
Carex punctata
Educazione ambientale e rete sociale a supporto dell'area protetta
Giovanni Nobili (responsabile del Reparto Carabinieri Biodiversità di Punta Marina) parla di una delle funzioni più importanti dei Carabinieri per la biodiversità: l’educazione e la sensibilizzazione ambientale.
Racconta di come, in un momento di grandi cambiamenti ambientali, il bosco sia in grado di adattarsi, e invita a essere consapevoli che la biodiversità attuale non si potrà conservare indefinitamente, ma nel tempo cambierà.
Punta quindi l’attenzione sulla sensibilizzazione degli studenti delle scuole ma anche degli adulti e degli amministratori del territorio nei confronti dell'importanza anche culturale di questo ecosistema.
Il ruolo della conservazione
La biodiversità all’interno del Bosco della Mesola è oggi fortemente tutelata, affinché si preservi anche nei prossimi decenni. Il Bosco è un’area protetta del Parco Regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna, è Riserva della Biosfera UNESCO e, grazie alla Direttiva Habitat, è inserito nella Rete Natura 2000. Al suo interno include Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), oltre alla Riserva Integrale Bassa dei Frassini e Balanzetta, istituita già nel 1971.
Cartellonistica della Riserva naturale del Bosco della Mesola
Si tratta di regimi di protezione fondamentali per consentire la sopravvivenza di un ecosistema integro, centrale nel favorire la connessione con le altre aree naturali del territorio, che invece risultano frammentate all’interno del paesaggio agrario del basso ferrarese. Ecco che il Boscone diventa il punto di partenza della rete ecologica per collegare a nord i boschi di Santa Giustina e a sud le pinete di Volano, favorendo la conservazione e la diffusione della biodiversità, pur in un contesto altamente antropizzato.
Anche nelle regioni più industrializzate, popolate e con agricoltura intensiva, la creazione di reti di aree protette può garantire la sopravvivenza degli ecosistemi naturali. Basta volerlo fare.
Ailanthus (Ailanthus altissima)
Anna | Diritti riservati | Adobe StockTuttavia, non possiamo dimenticare che gli ecosistemi del Bosco della Mesola sono ancora minacciati su più fronti. Per quanto riguarda la flora, a destare preoccupazione è il progressivo aumento delle specie aliene, pur presenti oggi con una frequenza abbastanza bassa, come l’ailanto (Ailanthus altissima) e l’uva turca (Phytolacca americana) nelle zone ruderali.
Bosco della Mesola
Luca Parodi | Diritti riservatiUn altro fattore preoccupante è la crescente presenza di specie nitrofile, cioè adattate ad alte concentrazioni di azoto, il cui aumento è conseguenza dell’impatto delle aree agricole che circondano il Bosco e in particolare causato dall’utilizzo di fertilizzanti.
L’innalzamento del livello del mare, legato alla crescita delle temperature, sta poi portando a un aumento della salinità del suolo nella parte sud-orientale della Riserva, causando alterazioni nella composizione e nella distribuzione delle comunità igrofile.
Le zone umide nel Bosco della Mesola
Alexandra Nicoleta Muresan (Università degli Studi di Ferrara) parla della riserva naturale il Bosco della Mesola, descrivendone l’alto livello di biodiversità floristico (citando il Phragmites, il canneto, il giunco e la Lemna, detta lenticchia d’acqua) e faunistico (riferendosi al macrozoobenthos, considerato ottimo bioindicatore della qualità dell'acquatica).
Racconta i mutamenti subiti dal Bosco della Mesola a causa dell’ingressione del cuneo salino, spiegando come il fenomeno naturale si sia intensificato con l’azione antropica.
Riferisce dei numerosi servizi ecosistemici offerti dal Boscone della Mesola che evidenziano il valore ecologico, naturalistico e paesaggistico di questo ambiente.
“Vivi e lascia vivere” recita un detto molto diffuso. A consentire la conservazione dell’elevata ricchezza di biodiversità e di Servizi Ecosistemici forniti dal Bosco della Mesola sono la sua storia antica, le importanti azioni di tutela messe in atto fino a oggi, e la risultante varietà degli ambienti, della flora e della fauna.
L’elevato valore naturalistico da un lato e le importanti criticità ambientali dall’altro sono i più chiari segnali dell’importanza di mantenere una costante attenzione alle misure di tutela delle aree naturali, dalla riduzione delle azioni di disturbo antropico alla conservazione della biodiversità.